La rapidissima carriera dell’avvocato e professore Andrea Zoppini, chiamato da Mario Monti al governo dei tecnici, si è fermata a ieri alla stazione di Verbania. La procura di questa bella cittadina sulla sponda piemontese del lago Maggiore sta indagando sul sottosegretario alla Giustizia per frode fiscale. La notizia è arrivata ieri in serata e Zoppini, 47 anni, docente di Diritto privato all’Università di Roma 3, ha immediatamente dato le dimissioni dall’incarico di governo, affermando di poter chiarire ogni aspetto che lo riguarda della vicenda penale. Nel giro di pochi minuti è stata diffusa anche una dichiarazione del ministro della Giustizia Paola Severino, che ha confermato piena fiducia nel suo collaboratore, che, ha detto la Guardasigilli, “ha ritenuto di dover confermare le sue dimissioni nonostante le mie insistenze perché restasse”. Dimissioni subito, quindi. Questo è lo stile del governo dei tecnici, che è già un bel passo avanti rispetto a quello degli amici di Silvio Berlusconi. Fino a pochi mesi fa le dimissioni causa inchieste penali erano un fatto eccezionale. L’anno scorso è rimasto al suo posto perfino un ministro indagato per concorso esterno in associazione mafiosa come Saverio Romano.

Il caso Zoppini finisce sotto i riflettori della cronaca cinque mesi dopo l’infortunio di Carlo Malinconico, il sottosegretario alla Presidenza del Consiglio che, non indagato, a gennaio è stato costretto alle dimissioni per essersi fatto pagare (ma a sua insaputa, ha detto) vacanze di lusso da Vito Piscicelli, l’imprenditore coinvolto nell’inchiesta sulla cricca del G8. L’inchiesta che coinvolge Zoppini riguarda invece una complessa frode fiscale con tanto di consulenze in nero pagate su conti esteri. Tutto nasce da una verifica fiscale sulla Giacomini, un’azienda con più di mille dipendenti, attività in tutto il mondo e sede non lontano da Novara che produce articoli per impianti di riscaldamento, caldaie, valvole e rubinetti a sfera. I controlli della Guardia di Finanza avrebbe portato alla scoperta di una contabilità in nero, compresi alcuni documenti che riguarderebbero l’ex sottosegretar io. In pratica, questo è il sospetto degli investigatori, Zoppini avrebbe aiutato i titolari dell’azienda Corrado ed Elena Giacomini a creare fondi neri all’estero. I due imprenditori sono stati arrestati domenica scorsa. Parte del capitale della società piemontese risulta intestato al Giacomini trust con base in Lussemburgo. C’è anche di peggio in questa vicenda. Nel corso dell’inchiesta alcuni soci dell’azienda hanno denunciato minacce di morte da parte di persone legate alla Giacomini. Su quest’ultimo aspetto stanno indagando i carabinieri. La consulenza sospetta che gli è costata il posto di governo è solo uno dei molteplici incarichi che Zoppini è riuscito a collezionare in un’attività professionale a dir poco intesa. Tanto intensa che quando è stato nominato sottosegretario il professionista romano si è trovato imbrigliato nelle maglie del conflitto d’interessi.

Tra i suoi clienti infatti c’erano anche gruppi pubblici come le Ferrovie dello Stato che gli avevano affidato un arbitrato su una controversia con la Fiat che vale centinaia di milioni di euro. La vicenda era stata raccontata dal Fatto a gennaio ed era poi arrivata anche all’attenzione dell’Antitrust. Nonostante il via libera dell’Authority, competente nei casi di presunti conflitti d’interesse, Zoppini aveva comunque rinunciato all’incar ico. Tutto risolto, quindi, per un professionista che frequenta Palazzo Chigi ormai da molti anni, ben prima della chiamata di Monti. L’ex sottosegretario, molto legato a Giulio Napolitano, il figlio giurista del presidente della Repubblica, è infatti buon amico anche dei Letta. Di Enrico, l’esponente Pd già sottosegretario alla presidenza del Consiglio con Romano Prodi. E anche di Gianni, che ha ricoperto lo stesso incarico nei governi Berlusconi. Proprio l’anno scorso Zoppini aveva ricevuto una consulenza da Palazzo Chigi su segnalazione di Letta senior. Tempo qualche mese e il brillante avvocato ha conquistato una poltrona al governo nel dicastero guidato dal Guardasigilli Severino. Ma è durata poco.

Da Il Fatto Quotidiano del 16 maggio 2012