“La precarietà non è un’emergenza del mercato del lavoro, è il più grande attacco alla democrazia italiana degli ultimi decenni”. Con questo appello “la meglio gioventù”, i giovani precari del movimento “Il nostro tempo adesso” tornano a far sentire la loro voce. Scenderanno in piazza a Roma il 26 maggio per una grande manifestazione nazionale in nome del lavoro che non c’è e dei diritti avviliti ogni giorno.

Reddito minimo garantito, equo compenso, una pensione decente, diritti sindacali come quello di poter scioperare e contratti stabili: un lavoro libero dal ricatto, dalla paura di essere mandati a casa ogni volta che si invochino giustizia e parità. Sono queste alcune delle richieste che i giovani precari da mesi cercano disperatamente di far arrivare al destinatario, prima al governo Berlusconi oggi all’esecutivo Monti. Un messaggio rivolto anche ai partiti, affinché diano un’adeguata rappresentanza al tema della precarietà, in modo da imporlo nell’agenda politica. Sono giovani, donne, studenti, operai e piccoli imprenditori che “producono ricchezza per il paese ma non hanno niente in cambio”.

E’ passato un anno da quando i ragazzi di diverse reti e movimenti sono riusciti a far confluire a Roma, per la prima volta, migliaia di precari. Il 9 aprile del 2011 tanti giovani sono saliti sul palco del Colosseo per dire che era ora di agire, di fare qualcosa di concreto per migliaia di lavoratori dai 18 ai 30 anni senza futuro, né garanzie e speranze. “La vita non aspetta” era lo slogan impresso nei manifesti neri e gialli.

Da quella giornata di riscossa sociale ad oggi la qualità della vita purtroppo è peggiorata per tutti. La disoccupazione aumenta e quella giovanile, nella fascia di età dai 15 ai 24 anni, raggiunge il 35,9%, record mai registrato dai dati Istat. Aumentano i Neet – not in education, employment or training – giovani totalmente sfiduciati che rinunciano sia a studiare sia a trovarsi un lavoro. E l’esercito dei precari, dei disoccupati e dei lavoratori in nero si ingrossa. Si parla di circa 7 milioni di persone senza indennità di disoccupazione, maternità, malattia, un reddito costante, un lavoro dignitoso e ben remunerato. Dati così allarmanti che hanno portato il ministro per lo Sviluppo economico Corrado Passera a dire che è a rischio “la tenuta sociale del Paese”.

Dall’aprile del 2011 ne è passata di acqua sotto i ponti. E in Parlamento è arrivata la tanto chiacchierata riforma del lavoro che nulla cambia secondo i giovani del movimento. “Al malessere, il Governo ha risposto con le politiche di austerità, le stesse che hanno causato la crisi economica – è quanto scrive “la meglio gioventù” nell’appello – e con una riforma del mercato del lavoro che lascia intatta la giungla delle 46 forme contrattuali, non estende gli ammortizzatori sociali, scarica l’aumento del costo dei contratti a progetto sulle buste paga dei collaboratori e lascia fuori buona parte dei lavoratori con contratti atipici”.

E tutto ciò è stato fatto per giunta “in nome dei giovani italiani”, affermano i ragazzi del “Il nostro tempo è adesso”. Dai moniti del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano alle parole del ministro del lavoro Elsa Fornero fino all’uguaglianza invocata dal premier Mario Monti, nel suo mantra “rigore, equità e crescita” in nome degli under trenta del Paese, gli appelli per i precari si sono sprecati.

Per questo il 26 maggio “la meglio gioventù” scenderà in piazza in modo che a parlare in loro nome siano soltanto loro, attraverso le loro proposte, migliori di quelle messe in campo dal governo, e la loro voglia di cambiamento. “Si è cercato, in questi anni di dividere i padri e figli, le madri dalle figlie, i garantiti dai non garantiti, noi pensiamo chi ci siano oggi i ricchi e i poveri, chi vive di sfruttamento e speculazioni e chi vive di lavoro”. La lotta che portano avanti i giovani del movimento “Il nostro tempo è adesso” non ha nulla a che fare con uno scontro generazionale, ma è un appello per difendere la democrazia, i diritti e la carta costituzionale in un paese e in Europa in crisi non solo a livello monetario. Il tema centrale della manifestazione sarà dunque sopratutto il lavoro che, come scrisse John Lennon, “è vita e senza di esso esiste solo paura e insicurezza”.