A Reggio Calabria, da mesi ormai, avvengono episodi strani. L’ultimo, in ordine di tempo, ieri notte quando un incendio doloso ha quasi distrutto il centro sociale “Angelina Cartella” a Gallico, nella periferia nord della città. Svastiche sui muri accompagnate da scritte fasciste del tipo “Ss” o “Dux mea lux” realizzate con le stesse bombolette spray del centro. E poi le fiamme e il fumo. L’intervento dei vigili del fuoco si è reso necessario fino all’alba quando i responsabili del “Cartella” hanno constatato i danni subiti. Due porte sfondate, la cucina e la sala assemblea devastate dai soliti ignoti. I carabinieri indagano per individuare i responsabili del rogo, l’ennesimo in pochi anni, subìto dal centro sociale.

Erano settimane che i responsabili avevano avuto avvisaglie di quello che sarebbe successo di lì a poco. Il primo maggio, infatti, avevano denuciato l’intrusione di ignoti che hanno fatto razzia di generi alimentari nella cucina del “Cartella” considerato, ormai da dieci anni, il più importante centro sociale di Reggio Calabria: un punto di aggregazione ma anche un luogo in cui sono state scritte pagine importanti dell’impegno socio-politico di tanti giovani reggini. Ma anche bersaglio di raid e atti vandalici riconducibili a gruppi dell’estrema destra e “cani sciolti”.

“Da parte nostra – ha affermato Peppe Marra, uno dei responsabili del centro sociale – c’è l’intenzione di rispondere politicamente a quest’azione e per questo abbiamo organizzato un’assemblea. Ma c’è anche la voglia di non darla vinta a chi pensa che dobbiamo sgomberare”. I ragazzi del Cartella hanno la la colpa di aver ridato un decoro a una piazza, quella di Gallico, che per anni è stata simbolo di degrado e luogo frequentato dagli spacciatori di eroina: “Sicuramente – ha aggiunto Marra – ci sono ragioni politiche. Sicuramente l’incendio di stanotte è stato appiccato da chi, forse, non gradisce la nostra presenza e vuole che ce ne andiamo”. Ma il problema di Reggio, a questo punto, è l’escalation di episodi strani che si mescolano ad alcune coincidenze dalle quali la politica non è estranea. Come ricordano i Giovani democratici che, esprimendo lo sdegno per ciò che è avvenuto al “Cartella”, prendono in prestito da Vasco Rossi il titolo della canzone “Che succede in città”: “Tutto è cominciato un giorno del 2006 quando l’allora sindaco (oggi governatore della Calabria) Giuseppe Scopelliti decise di intitolare l’Arena dello Stretto al senatore fascista Ciccio Franco”.

L’amministrazione comunale guidata da Alleanza nazionale non tenne in considerazione le critiche del centrosinistra e di gran parte dei cittadini e l’arena fu, comunque, dedicata al senatore ricordato a Reggio come il capo dei “boia chi molla”. “Dal 2006 ad oggi – è scritto sempre nella nota dei Giovani democratici – abbiamo vissuto una serie di vicende note a tutti: attentati di natura mafiosa, suicidi di dirigenti comunali, un buco finanziario al comune di 170 milioni di euro”. Ma anche la proposta di intitolare piazza Orange a Giorgio Almirante, “sostenitore della Germania nazista, firmatario nel 1938 del Manifesto della razza, sostenitore della tesi per cui il razzismo è il più vasto e coraggioso riconoscimento di sé che l’Italia abbia mai tentato”. Solo poche settimane fa, inoltre, si è verificata l’aggressione in un locale reggino di un giovane ragazzo, Claudio Toscano, picchiato perché omosessuale.

Aveva ricevuto la solidariera dell’assessore comunale all’Ambiente e alle pari opportunità Tilde Minasi che, pochi giorni dopo, ha ricevuto “con tutti gli onori alcuni rappresentanti di Casa Pound, l’associazione di ispirazione fascista distintasi negli anni per azioni anticostituzionali, xenofobe e razziste, sfociate spesso in veri e propri atti di violenza a luoghi e persone”. Ieri notte è toccato al centro sociale di Gallico che, qualche giorno fa, ha ospitato una rappresentazione teatrale dedicata alla ricorrenza della morte di Peppino Impastato. Con ogni probabilità i rappresentanti del “Cartella” non saranno convocati a Palazzo San Giorgio.