Quando più di un anno fa intrapresi il cammino della Biblioteca del Calcio, iniziato con l’apertura del primo e unico centro di documentazione monotematica nella città di Roma (oggi più di 500 titoli, anche in lingua straniera, gran parte frutto di donazioni), c’eravamo posti l’obiettivo di riposizionare il calcio come prodotto culturale, tralasciando (volutamente) ogni forma di cannibalizzazione commerciale e ogni stortura di un sistema abbruttito, sempre più lontano dalla sua gente e dalla spontanea passione popolare.

In fondo, pensavo, se in tempi non sospetti uno come Gianni Brera s’era spinto così in là, fino a votarsi (dichiaratamente) alla Dea Eupalla, un motivo ci sarà pur stato, oppure no?

Così, grazie all’incoscienza di altri sognatori (non solo) con la testa nel pallone, abbiamo creato una sorta di manifesto culturale trasversale, un cartello inedito capace di lanciare nuove sfide per tifosi atipici e cultori (vecchia maniera) in via d’estinzione. Come? Ridando visibilità e vitali spazi di manovra alla cultura calcistica, proponendo (una dietro l’altra) una serie di contaminazioni tra saggi, narrativa, aggregazione ludica e creatività artistica.

Il primo passo è stato il lancio del 1° Festival Nazionale della Cultura del Calcio. Adesso, in concomitanza con la finale di Coppa Italia tra Juventus e Napoli in programma domenica sera allo Stadio Olimpico, libero sfogo sarà lasciato all’estro artistico e al Subbuteo Old Style, convogliandolo in Calcio d’Arte, qualcosa di più del ‘terzo tempo’ del rugby.

Sarà una rassegna temporanea di pittura, fotografia, scultura, arte digitale, grafica e incisioni che nel football troverà un trait d’union oltre colori e bandiere, oltre la performance della vittoria.

Calcio d’Arte sarà una piccola bomboniera a cielo aperto, aperta a quanti avranno il desiderio di scoprire una nicchia, una neverland per Peter Pan (grandi e piccini) in esilio forzato. L’evento, lontano dalla caccia al biglietto per bagarini in barba alla Tessera del Tifoso, si celebrerà nei Giardini di Piazza della Libertà. Nomen omen per artisti italiani ed esteri liberi di rinnovare (utopicamente) l’adagio che tra tutte le cose meno serie del mondo, il calcio è sicuramente quella più importante. Maschera e volto dello spiritualismo contemporaneo. Anche questo è calcio.