Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Voleva capire come un movimento politico giovane può nascere e avere successo in pochi mesi e così Silvio Berlusconi ha convocato i ragazzi che hanno fondato la lista civica più giovane d’Italia a Monza, a casa sua sabato e si è fatto dare “lezioni di politica”.

Li ha invitati e ospitati a Villa San Martino ad Arcore per sei lunghe ore durante le quali con i sette ragazzi ha parlato di tutto, alternando la politica, le barzellette e i racconti. E poi, nel congedare il candidato sindaco di CambiaMonza e PrimaveraMonza Paolo Piffer, non ha lesinato una delle sue battute ironiche: “Secondo te è meglio averlo lungo o saperlo usare bene?”. E il giovane aspirante sindaco nella città di Monza, che non è arrivato al ballottaggio ma ha conquistato il 5% degli elettori, ha risposto a tono: “Saperlo usare bene”. Ma Berlusconi l’ha preso in giro: “Allora ce l’hai piccolo anche tu, Piffer. Un finale ironico per un lungo pomeriggio nel quale il Cavaliere ha mostrato di voler capire come un movimento giovane e indipendente, che usa il colore arancione come sfondo e si presenta come apartitico, possa in poco tempo fare man bassa di elettori in una città tradizionalmente assonnata e conservatrice come Monza. Nella stessa città in cui il Pdl a questa tornata elettorale ha perso la metà dei voti che aveva ottenuto fino a due anni fa.

Quando è suonato il telefono del 32enne Piffer , psicologo ed educatore al carcere monzese, venerdì sera e dall’altro capo del telefono si è presentato Silvio Berlusconi che voleva invitarlo a casa sua, ha pensato ad uno scherzo. E invece, era tutto vero. Sono entrati alle 11, sono usciti alle cinque passate. In mezzo c’è stato di tutto. Il giro con la “golf car” guidata da Silvio in persona nel giardino dell’immensa villa, con l’ex premier che faceva da cicerone e mostrava gli alberi secolari, i quadri e gli arredi scelti personalmente per le 27 stanze dell’immensa dimora. “Siamo andati in sette della lista, tutti maschi e abbiamo subito specificato che saremmo rimasti indipendenti con il nostro progetto politico e non ci saremmo apparentati – ha raccontato Piffer – Silvio ha capito, però era curioso di conoscere il segreto del nostro successo e noi gliel’abbiamo spiegato”. Le lotterie e le feste per raccogliere fondi, l’utilizzo della rete e dei social network per diffondere le loro idee di cambiamento e poi la scelta di un linguaggio semplice e diretto. “Gli abbiamo spiegato che con la fantasia abbiamo ovviato alla mancanza di fondi per la campagna elettorale e lui ha mostrato di apprezzare il nostro progetto”, ha spiegato anche Beppe Natale di CambiaMonza. Poi il Cavaliere ha invitato i ragazzi a mangiare con lui, penne al sugo e insalata e poi un gelato, tutto preparato dal cuoco di fiducia, con l’atmosfera da pranzo di famiglia.

“Poi ci ha voluto mostrare l’Università che vorrebbe creare in Brianza per le eccellenze del mondo, allora è venuto in auto con noi senza scorta e abbiamo fatto un giro fuori», hanno poi raccontato i ragazzi ancora increduli. Tante le barzellette, le battute, le rivelazioni sulla politiche e sulle donne. Poi la chiamata di Angelino Alfano, con Berlusconi che l’ha messa sul ridere: «Sono qui con dei ragazzi che mi stanno spiegando come funziona la politica”. E loro, con l’ingenuità e la freschezza dei trent’anni gli hanno elencato tutto quello che non ha funzionato in questi quindici anni e come rimediare, come fare un progetto politico diverso, indipendente. La ricetta del successo? “Gli abbiamo detto che, se veramente vuole impegnarsi ancora, lo dovrà fare azzerando tutto, circondandosi di nuove persone dal volto pulito”. Critiche che sono arrivate da ragazzi che non sono proprio dello schieramento berlusconiano e che avevano manifestato perché la Cascinazza, il terreno acquistato da Paolo Berlusconi restasse agricolo e non diventasse edificabile. Eppure al Cavaliere sono piaciuti. Che ci abbia visto una possibilità di rinascita politica? E’ presto per dirlo, ma non per immaginare che adesso dopo CambiaMonza, non arrivi anche CambiaItalia.