Onore al compagno Galesi. E’ il messaggio che arriva dal carcere attraverso internet dal brigatista Roberto Morandi, componente delle Nuove Brigate Rosse-Partito Comunista Combattente, condannato all’ergastolo per gli assassini di Massimo D’Antona, nel 1999, e Marco Biagi, nel 2003. Morandi, nella lettera, ha voluto “rendere onore al compagno Mario Galesi dirigente rivoluzionario militante delle Brigate Rosse per la costruzione del Partito Comunista Combattente, caduto nove anni fa combattendo per il comunismo”. Galesi, anche lui brigatista, rimase ucciso il 2 marzo 2003, su un treno nelle vicinanze di Terontola, in provincia di Arezzo, nella sparatoria in cui morì anche il sovrintendente della Polizia ferroviaria Emanuele Petri e venne arrestata Nadia Desdemona Lioce, pure lei condannata per gli omicidi D’Antona e Biagi.

La lettera è stata pubblicata sul sito di “Soccorso rosso internazionale”. “Cari compagni e compagne – scrive il brigatista – Ho ricevuto da qualche giorno la vostra lettera e i vostri saluti. Saluti rivoluzionari che ora sono io a porgere alla Conferenza. Riguardo alle iniziative del Sri la mia valutazione politica non può che essere positiva. Nel senso che la solidarietà di classe, rivoluzionaria ed internazionale passa anche attraverso la solidarietà verso i prigionieri rivoluzionari”. E ancora: “Con questo voglio esprimere la mia solidarietà verso i compagni colpiti dall’azione controrivoluzionaria della B.I. (Borghesia Imperialista) mentre lottando esprimono la loro solidarietà di classe ai prigionieri rivoluzionari. Così come esprimo la mia solidarietà a tutti i militanti rivoluzionari prigionieri”.

Per Morandi questo è il “momento di una fase storica in cui un nodo dell’alternativa tra barbarie imperialista da un lato e presa del potere politico da parte proletaria dall’altra si pone in termini sempre più pressanti, oggettivi e drammatici di fronte alla classe”. La lettera si conclude così: “Proletari di tutti i paesi uniamoci!”.

Domani, peraltro, a Milano si aprirà il processo d’appello bis alle cosiddette Nuove Br del Partito comunista politico-militare, i cui presunti appartenenti vennero arrestati nel 2007 nel corso dell’operazione Tramonto, poiché, secondo l’accusa, stavano preparando una serie di attentati, tra cui anche un’azione contro il giuslavorista Pietro Ichino.

Il 24 giugno del 2010, la Corte d’Assise d’Appello di Milano aveva emesso 13 condanne nel processo scaturito dalle indagini del procuratore aggiunto Ilda Boccassini, che avevano smantellato la presunta organizzazione che si rifaceva alla seconda posizione delle Br, l’ala movimentista, quella che cercava il consenso del proletariato da affiancare alla lotta armata. A 14 anni e 7 mesi di carcere erano stati condannati i presunti leader delle cellule padovana e milanese, Davide Bortolato e Claudio Latino, a 13 anni e 5 mesi invece Vincenzo Sisi, ritenuto il capo della cellula torinese. Undici anni e 4 mesi per Alfredo Davanzo, presunto ideologo. A 10 anni e 10 mesi era stato condannato Bruno Ghirardi, mentre a Massimiliano Toschi e a Massimiliano Gaeta erano stati inflitti rispettivamente 10 anni e 8 mesi e 8 anni di carcere. Poi altre 6 condanne, a pene comprese tra i 10 giorni di arresto e i 7 anni, per altrettanti imputati, tra cui l’unica donna del gruppo, la giovane Amarilli Caprio, che avrebbe avuto il ruolo di fare proselitismo all’interno dell’università Statale.

Lo scorso 23 febbraio, però, la Cassazione ha annullato le condanne, ordinando un nuovo processo d’appello. Per la Cassazione, infatti, la Corte d’Assise d’Appello nelle sue motivazioni non aveva indicato “con quali modalità” le azioni progettate, come lo stesso attentato a Ichino, avrebbero dovuto essere realizzate, non chiarendo se la banda armata, “che certo aveva intenzione e capacità di esercitare la violenza, aveva anche intenzione e possibilità di utilizzare metodi terroristici per conseguire il suo programma di eversione dell’ordine costituzionale”.

Alla scadenza dei termini di custodia cautelare per alcuni degli imputati manca circa un mese e intanto Davanzo e Sisi continuano a inviare dal carcere “documenti” poi pubblicati sul sito Soccorso Rosso Internazionale nei quali parlano della necessità di “costruire i termini politico-militari” per la “resistenza proletaria”.

Davanti al Tribunale di Milano, come si legge nello stesso sito e in quello del centro sociale Gramigna di Padova, è previsto per domani un presidio per “sostenere la resistenza e difendere l’identità dei compagni sotto processo”.