Meglio soli. Scaduto il termine di legge, sono rari i casi di apparentamento in vista dei ballottaggi delle elezioni amministrative, in programma il 20 e 21 maggio. E nessuno nei centri dove vanno in scena le sfide più attese. La Lega nord ha confermato, per bocca del leader in pectore Roberto Maroni, che di un’alleanza con il Pdl si potrà reiparlare solo se “entro luglio decidesse di togliere il sostegno al governo Monti, se riconosce di aver sbagliato e se si va a votare a ottobre”. Di conseguenza, ha detto Maroni intervenendo a Cesena davanti ai militanti romagnoli del Carroccio, nessun apparentamento con partiti che sostengono l’esecutivo tecnico. Più che dagli apparentementi, comunque, il partito di Silvio Berlusconi punta a recuperare voti dai tanti astenuti di centrodestra rimasti lontani dalle urne al primo turno.

Altrettanto granitica la scelta solitaria del Movimento 5 stelle, la sorpresa di queste amministrative, che oltre a conquistare alcuni ballottaggi – tra i quali svetta Parma – ha conquistato percentuali appetibili in numerose città. Percentuali anche a due cifre – il caso più eclatante a Genova – che però il movimento di Beppe Grillo ha deciso di non portare in dote ad alcun concorrente.

Per i Cinque stelle è la sfida più importante è a Parma: in una città piegata dagli scandali, il candidato Federico Pizzarotti ha ottenuto il ballottaggio con il 19,47%, contro il 39,2 di Vincenzo Bernazzoli del Pd. L’attesa per il risultato finale è accompagnata da polemiche. Il Pdl ha contestato Bernazzoli che, “chiaramente in malafede, ha affermato che il nostro partito avrebbe dato indicazioni di voto a favore del candidato del Movimento 5 stelle sulla base della precisa scelta politica del ‘tanto peggio, tanto meglio”, ha denunciato Paolo Buzzi, coordinatore provinciale dell partito. Il Pdl, escluso dalla corsa per la poltrona di primo cittadino, opta invece per “la libertà di coscienza”.

Un’apertura dai berlusconiani ai “grillini” si registra però nella vicina Piacenza, dove il candidato Pdl Andrea Paparo (Pdl), 16 punti sotto il rivale Paolo Dosi del Pd, annuncia “proposte in comune con il Movimento 5 Stelle”. E cioè “agenda digitale, trasparenza e aspetti ambientali”.

“Né Orlando, nè Ferrandelli: al ballottaggio non voterò per nessuno dei due”, chiarisce da Palermo il candidato di  Fli, Mpa, Api Alessandro Aricò, che al primo turno ha preso l’8%., classificandosi quarto dopo il pidiellino Massimo Costa. Anche nel capoluogo siciliano è andato a vuoto il corteggiamento del “Cinque stelle” Riccardo Nuti, quinto con il 5%. Ferrandelli gli aveva offerto un posto nella sua eventuale giunta, ma lui si è detto “non disponibile”, perché “non posso far parte di una giunta di cui non condivido il progetto”.

Meglio il finiano dei “rossi”. Così, pur senza apparentamenti sulla scheda elettorale, a Genova il Pdl ha deciso di dare indicazione di voto per il candidato del Terzo Polo Enrico Musso, che con il suo 15% sfida l’uomo di Sel Marco Doria (48,31%), appoggiato dal centrosinistra tutto. L’indicazione è arrivata dal numero uno del Pdl ligure, Claudio Scajola, accolta da tanti “mal di pancia” perché il senatore Musso nel 2010 ha abbandonato il partito e il gruppo in polemica con Berlusconi. Particolarmente ambito il 13,86% rimediato al primo turno dal Cinque stelle Paolo Putti, che ha sfiorato il ballottaggio, ma non ha fornito alcuna indicazione di voto ai suoi per il secondo turno. 

Qui lo speciale Elezioni amministrative di ilfattoquotidiano.it