Il noto reverendo e telepredicatore Joel Osteen, pastore della più grande chiesa statunitense, sostiene di non aver saputo niente. “Non è che quando ottieni una sceneggiatura chiedi ‘Ehi, questo script ha qualche legame con un cartello messicano?’”, dice il portavoce della “sua” Lakewood Church di Houston, in Texas. Prima di confiscare i beni del trafficante di droga Jorge Vazquez Sanchez, neanche gli inquirenti avevano idea che un narco messicano avesse avuto un ruolo tanto determinante nella realizzazione del prequel di uno dei film più discussi degli ultimi anni, ‘La passione di Cristo’.

Cercando tra i possedimenti di Vazquez dopo l’arresto nel 2010 a Chicago, gli investigatori hanno invece scoperto una partecipazione del 10 per cento agli utili di ‘Maria, la madre di Cristo’, film che da programmi dovrebbe uscire nelle sale nel 2013, finanziato da molti importati personaggi di Hollywood e di cui il pastore Osteen è produttore esecutivo. Questa settimana Vazquez si è dichiarato colpevole di riciclaggio di denaro ed estorsione per ottenere lo script e ha patteggiato una pena di sette anni in carcere (ne rischiava fino a 40), consegnando quel suo 10 per cento al governo americano.

Da quanto emerso dal processo, il narco ci aveva provato in tutti i modi a mettere le mani sulla sceneggiatura, scritta da Benedict Fitzgerald, già co-autore con Mel Gibson de ‘La Passione di Cristo’. A causa di un prestito non restituito, Fitgerald aveva dovuto cedere il testo alla società Macrì dell’imprenditore messicano Arturo Madrigal e stando agli atti giudiziari fu a questo punto che entrarono in scena Vazquez e complici. Prima provarono a strappare lo script a Madrigal con minacce, poi gli sequestrarono il fratello. Nel 2008 acquisirono la sceneggiatura.

La casa di produzione di Los Angeles Aloe Entertainment, che allora ancora si chiamava Proud Mary Entertainment, nel giugno di quell’anno pagò 925 mila dollari a uno dei co-imputati di Vazquez per avere lo script, garantendo al narco il 10% degli utili futuri. L’Aloe sostiene di aver creduto che il proprietario fosse un imprenditore di San Antonio e di aver cercato, prima della firma, di risalire alle origini del copione assumendo un avvocato che per tre mesi lavorò per determinare la storia dello script.

Anche la chiesa di Houston ribadisce di non essere stata a conoscenza dell’infiltrazione del trafficante nell’affare. “E’ un bel testo – dice il portavoce -. Per questo lo scorso anno (quando già la sceneggiatura apparteneva ad Aloe, ndr) Osteen decise di prendervi parte. Siamo amareggiati che il progetto sia stato così contaminato. Speriamo che tutto ciò non ne rallenti la realizzazione”.

La produzione dovrebbe iniziare quest’anno e, se il film uscirà nelle sale, il governo americano dovrebbe quindi ricevere parte degli utili. “Abbiamo riunito un team fantastico per portarla sul grande schermo. Ora i contribuenti americani possono far parte di questo incredibile progetto”, commenta Aloe in un comunicato. Sarebbe in tal caso “la prima volta che il 10 per cento dei profitti di un film così importante va ai contribuenti americani”, sottolinea entusiasta l’avvocato di Aloe, Richard Rosenthal. Anzi, aggiunge il legale, “sarebbe una storia incredibilmente unica”.