Accorpare le province per superare il taglio degli enti locali. Un’idea apparentemente semplice la cui applicazione pratica non sembra altrettanto immediata. Un passo verso le reticenze e i campanilismi è stato compiuto nei giorni scorsi dalla consulta dell’Unione delle province lombarde (Upl) che ha proposto l’istituzione di un tavolo che riunisca i 12 consigli provinciali lombardi e il direttivo Upl dei Presidenti delle Province, per arrivare a formulare una proposta da presentare a Regione e Governo. Ad oggi l’idea più concreta è quella che arriva da Monza, dove si parla ormai da qualche settimana della “Grande Brianza”, una sorta di maxi provincia che inglobi in un unico ente i territori di Como, Lecco, Monza e Brianza. 

Un’idea in grado di fornire una risposta anche alle sollecitazioni che sono arrivate dalla Bce, che a fine aprile ha indicato nell’accorpamento delle province una delle misure necessarie per arrivare ad un vero taglio dei costi della politica nel nostro paese. Per effetto del decreto Salva Italia alcune province italiane (Ancona, Belluno, Como, Genova, La Spezia e Vicenza) sono state già commissariate all’indomani del voto amministrativo del 6 e 7 maggio, quando le cariche elettive non sono state rinnovate. In attesa di capire a quale destino andranno incontro gli enti locali intermedi, è stato infatti disposto che non vengano più celebrate elezioni dirette del consiglio e dei presidenti delle province, subordinando la nomina della guida politica ad un’elezione di secondo livello, demandata ai sindaci del territorio di riferimento, sottoponendo inoltre gli organi politici ad un opportuna cura dimagrante.

La “Grande Brianza” per ora è un’idea solo abbozzata, ma che arriva da lontano: “Fino a poco tempo fa si parlava dell’azzeramento di tutte le province, adesso sembra che si possa parlare in maniera meno demagogica di misure meno drastiche e soprattutto più sensate”. A parlare è Dario Allevi, presidente della provincia di Monza e Brianza, una delle ultime nate, ma non per questo pronta ad accettare l’etichetta di ente inutile: “Siamo pronti a cancellazioni e accorpamenti – continua Allevi -, pronti a ragionare se tutti gli interlocutori sono pronti a fare un passo indietro. Come penso non debbano esistere province da 60 mila abitanti come quella dell’Ogliastra, credo anche che non ha senso che esistano comuni da 150 abitanti o regioni come il Molise che fanno metà degli abitanti della nostra provincia”. In quanto a tagli Allevi sottolinea poi l’esigenza di una attenta valutazione dei singoli casi: “Non si può generalizzare. In una regione da 10 milioni di abitanti e 1600 comuni come la Lombardia non si possono eliminare gli enti intermedi, la situazione diventerebbe ingestibile. Sono convinto che i veri risparmi si faranno. Eliminiamo quelle migliaia di enti e consorzi che si sono riprodotti e moltiplicati in maniera vergognosa, diventando poltronifici o parcheggi per politici trombati. In quella sacca di inefficienza e inutilità vera ci sono risparmi potenziali per 5 miliardi di euro”.

Ma anche la provincia di Monza e Brianza è pronta a fare la sua parte: “Noi abbiamo 850 mila abitanti, siamo una delle province più grandi, ma nonostante questo siamo pronti a fare la nostra parte – ha continuato Allevi – è per questo che ho lanciato la proposta della Grande Brianza. Ci abbiamo messo anni a staccarci da Milano e non siamo arrivati a questo punto per tornare indietro, non vogliamo essere la periferia della periferia. Se dobbiamo pensare di accorparci con qualcuno guardiamo a nord, pensiamo alle altre brianze, penso a quella lecchese e anche a quella comasca, territorio che hanno maggiore affinità con il nostro”. Intanto per venerdì 11 maggio è in programma una riunione tra i presidenti delle province lombarde, durante la quale verrà trattato il tema degli accorpamenti: “Spero che alla fine vinca sempre il buon senso – continua Allevi – e che il partito della cancellazione preconcetta e senza distinzioni non abbia la meglio. Le province non possono diventare l’agnello sacrificale da gettare in pasto all’opinione pubblica”. Più cauto l’ormai ex presidente della provincia di Como, Leonardo Carioni, che condivide con Allevi la lettura sul ruolo delle province, ma mette le mani avanti sull’idea dell’accorpamento: “Vedo molta confusione. Sono contrario alla cancellazione delle province ma per costruire qualcosa di nuovo bisogna impostare ragionamenti, costruire dialoghi che richiedono motivazione, determinazione, volontà”.