Le tracce di sangue iniziano fuori dal bar-tabacchi di via Lopez angolo via Simoni. Poco oltre al civico 6, Rauf Aquam, classe ’81, diversi precedenti per spaccio, da febbraio in prova ai servizi sociali, è a terra. Il ragazzo respira ancora, nonostante le decine di coltellate su tutto il corpo. Anche alla testa, alla faccia, alla pancia. Ricoverato in codice rosso all’ospedale Niguarda le sue condizioni sono gravi.

Siamo a Quarto Oggiaro, periferia nord di Milano. Quartiere di confine e ad alta densità criminale. Anche di alto livello. Anche mafiosa. Il tutto avviene poco prima dell’una di notte. Una lite? Forse. La volante arriva cinque minuti dopo e trova Rauf sanguinante.

Testimoni? Nessuno. Almeno nessuno parla. Perché, poi, si sa, le voci girano. Il quartiere è piccolo. Vittima e carnefice magari condividono lo stesso palazzo, magari lo stesso civico. Molti, invece, agli agenti dicono di sapere. E lo urlano agli “sbirri”. Ragazzi italiani che alla sorella di Rauf promettono: sappiamo chi è stato ce la vediamo noi. Indaga il commissariato locale coordinato da Francesco Anelli.

E sul tavolo del dirigente è già arrivata l’ordinanza di custodia cautelare che il 9 dicembre 2009 ha incastrato il clan Tatone. Gente di Casaluce in provincia di Caserta che da anni comanda per le via di Quarto Oggiaro. Droga soprattutto. Spaccio al dettaglio. E un’organizzazione capillare. Con vedette agli angoli delle strade e ragazzini in motorino (benzina pagata dai boss) a controllare gli intrusi.

Il nome di Rauf Aquam compare nelle oltre duecento pagine di ordinanza firmata dal gip Fabrizio D’Arcangelo. Il nome del tunisino sta in calce all’elenco di 17. Tutta gente del clan. Spacciatori, ma non solo. Organizzatori. Tosti, agguerriti, armati. Il tunisino non è accusato di associazione a delinquere come buona parte del gruppo. A lui il giudice dedica il capo P: detenzione di cocaina. In concorso con il boss Raffaele Tatone. In sostanza Rauf custodiva la roba in un appartamento, guarda caso, proprio di via Lopez al civico 8, due numeri in più rispetto a dove è stato trovato questa notte. La casa è di un tale Giuseppe Coniglio. Dentro il boss e il ragazzino ci tenevano fino a 35 grammi di cocaina poi distribuita in oltre 100 dosi da spacciare in una sola notte.

Ed è proprio la droga, secondo gli investigatori, il movente dell’agguato. Una partita non pagata? Uno sgarro? S’indaga. Nel frattempo, in questo mattino criminale, la cronaca di Milano rilancia l’ennesimo fatto di sangue. Il take d’agenzia è stringato ma inquieta: “Un uomo e’ stato ferito, questa mattina, a colpi di pistola, a Vimodrone, nel Milanese. Le sue condizioni al momento non sono note. E’ accaduto alle 8.40 in via dei Mille”. (Da. Mil.)