Il governo? Durerà fino alla fine. Lo dice senza mezzi termini il presidente del Consiglio Mario Monti nella lettera inviata a Giorgio Napolitano in occasione del sesto anniversario del suo mandato al Quirinale. Una occasione anche per rispondere, pur indirettamente, alla polemica nata tra il Colle e Beppe Grillo dopo l’exploit elettorale del Movimento Cinque stelle.

“Per il Governo, e per me personalmente, Lei rappresenta un punto di riferimento sicuro, una fonte di ispirazione che ci permette di impegnarci con determinazione nella realizzazione del mandato che Lei ci ha affidato”. Così scrive Monti nella lettera al capo dello Stato. “Il Paese – scrive Monti –  sta attraversando una fase difficile della sua storia ma, come Lei ama dire, l’Italia ce la farà perché è proprio nei momenti di difficoltà che emerge lo spirito di una nazione forte e capace di guardare lontano. A nome del governo e mio personale Le porgo fervidi e cordiali auguri”.

Le considerazioni del presidente del Consiglio sulla tenuta del sistema italiano arrivano proprio nel giorno in cui Confindustria dipinge un Paese ben lontano dall’uscita dal tunnel della crisi. Secondo il centro studi della associazione degli industriali, infatti, “sale la probabilità di una caduta del Pil nel secondo trimestre 2012 più accentuata di quella prevista a dicembre (-0,3%) e forse di quella stimata per il primo (-1%)”. L’attività industriale è diminuita in aprile dello 0,6% (+0,5% in marzo) ed è – secondo le stime del Csc – ai livelli del novembre 2009. Il volume delle esportazioni italiane mostra, al di là delle variazioni mensili altalenanti, un profilo piatto dalla primavera 2011, con qualche segno di maggiore dinamismo negli ultimi mesi grazie alle vendite extra-UE.

Si aggrava la situazione del mercato del lavoro: a fronte di un calo degli occupati dello 0,2%, il balzo del tasso di disoccupazione (al 9,3% di marzo dall’8,3% di agosto) si spiega soprattutto con l’aumento della forza lavoro (+1,5%), particolarmente marcato tra le donne (+2,1% contro il +1,1% degli uomini). Persone inattive sono indotte a cercare un impiego da redditi familiari in sofferenza a causa della diminuzione di posti di lavoro e delle retribuzioni reali. Retribuzioni che nel 2011 sono salite dell’1,9% nell’industria in senso stretto (+0,8% nell’intera economia), meno dei prezzi (+2,8%), ma molto oltre la produttività (+0,5%). Nell’industria in senso stretto il Csc stima che a inizio 2012 la produttività, in flessione dall’estate, si sia contratta ancora: queste dinamiche erodono i già bassi margini aziendali, a danno delle prospettive per occupazione e investimenti. Scenario molto sfavorevole anche per i consumi, con la fiducia delle famiglie che ha toccato in aprile il minimo storico.