In occasione della Giornata mondiale contro Green Hill e la vivisezione, migliaia di persone si sono ritrovate nelle piazze di oltre venti città italiane e davanti alle nostre ambasciate nel mondo, tra cui Bruxelles, Parigi, Londra, Madrid, Barcellona, per ribadire con forza la contrarietà alla vivisezione e chiedere la chiusura definitiva di Green Hill, l’allevamento di cani beagle destinati ai laboratori di sperimentazione animale italiani ed europei. Gli attivisti hanno rivolto il loro appello in particolare alla XIV Commissione del Senato che a breve dovrà decidere in merito agli emendamenti al testo dell’art. 14 per il recepimento della Direttiva europea sulla sperimentazione animale.

Ieri pomeriggio in piazza della Rotonda a Roma i manifestanti si sono impegnati in prima persona per la difesa dei diritti degli animali e prim’ancora per quella che ritengono una presa di coscienza etica fondamentale allo sviluppo della società verso una migliore direzione. A parlare c’era anche Bruno Fedi, primario di anatomia patologica e specialista in urologia e bioetica nonché socio fondatore del Movimento Antispecista, che ha sottolineato come la diversità genetica renda gli esperimenti spesso inattendibili (nei soli Stati Uniti la quinta causa di morte è rappresentata da malattie iatrogene e cioè provocate da farmaci) e quanto il rapporto uomo-animale basato sullo sfruttamento sia anacronistico al giorno d’oggi, dove l’uomo non è più solo genetica ma anche cultura.

E’ intervenuto anche il senatore del gruppo misto Alberto Filippi, che ha già presentato al presidente del Senato Schifani il suo disegno di legge antivivisezione (il Ddl 3084), ricordando che solo il 30 per cento degli esperimenti condotti su animali riguarda il campo medico e farmaceutico, mentre la restante parte è diretta a testare prodotti per l’igiene, cosmetici, tabacco, armi chimiche e proiettili.

Ulteriori interventi hanno inoltre sottolineato che abolire la vivisezione non significa tagliare le gambe al progresso della scienza, ma al contrario dare più spazio alle nuove metodologie alternative e offrire nuove opportunità ai ricercatori. Mentre l’Italia vive un periodo difficile dal punto di vista economico e sociale, l’intensa partecipazione dei suoi cittadini a una causa che viene sentita innanzitutto come etica può essere il modello da cui partire per un miglioramento generalizzato, attraverso l’impegno e la difesa dei diritti dalle lobby del potere. Come ha detto al megafono una delle organizzatrici della manifestazione romana, “sarebbe bello essere sulle pagine dei giornali di tutto il mondo per una decisione così civile e progressista”.

di Pasquale Rinaldis e Marianna Franzosi