“Sono qui, non preoccuparti”. Quante volte lo abbiamo ripetuto ai nostri bimbi intimoriti da una situazione più grande di loro, sulla poltrona del dentista, feriti da una piccola caduta o febbricitanti per la solita influenza. Abbiamo l’illusione di essere sempre più forti di quegli esserini relativamente nuovi, di potergli offrire una sponda sicura. Spesso, è anche il mio caso, ignoriamo quanto la cosa possa essere reciproca.

I figli sono la nostra forza. Finché hanno bisogno di noi siamo come ciclisti dopati d’amore con una sola cosa in mente: la vittoria. Dove la vittoria è la loro serenità, il loro benessere. A volte, però, la loro forza è davvero più grande della nostra e due storie di queste ore raccontano proprio questo.

La prima lo fa in modo disarmante, simbolico: una ragazzina di 15 anni che riesce a salvare, abbracciandolo con la forza di un amore disperato, il padre che aveva tentato di uccidersi lasciandosi penzolare con un cappio al collo. La seconda riguarda una madre, rimasta vedova durante una partita di pallavolo sei settimane fa, che trova nei suoi quattro figli la forza di andare avanti e pochi giorni dopo scopre il quinto in arrivo. “Non lo chiamerò Vigor”, ha dichiarato la vedova di Vigor Bovolenta, ex giocatore della nazionale volley italiana scomparso il 24 marzo scorso sul campo da gioco. “Non lo chiamerò Vigor perché lui vive già in ognuno dei suoi figli”. E Vigor, in latino, significa forza.