Tensione a Termini Imerese (Palermo). Centinaia di  lavoratori Fiat hanno occupato la sede dell’Agenzia delle Entrate. Il blitz è scattato alla fine dell’assemblea organizzata da Fim, Fiom e Uilm davanti ai cancelli dello stabilimento, dove la produzione è ferma dallo scorso dicembre. Il passaggio della fabbrica alla Dr Motor di Massimo Di Risio non è stato ancora perfezionato per le difficoltà dell’imprenditore ad ottenere fondi dalle banche per capitalizzare la società. Sono complessivamente 2200 gli operai che temono per il proprio futuro e tra questi ci sono 600 “esodati” in attesa delle decisioni del ministro del Lavoro Elsa Fornero.

I ministeri del lavoro e dello Sviluppo economico non hanno rispettato gli accordi sugli esodati e sul piano di reindustralizzazione del polo di Termini. Dell’imprenditore molisano Di Risio, peraltro, non si hanno notizie. E noi occupiamo un pezzo dello Stato – dice Vincenzo Comella della Uilm – . Chiediamo il rispetto dell’accordo  o non ci fermeremo qui”.  E infatti le tute blu, almeno duecento, sembrano decisi a non muoversi. All’esterno c’è la presenza massiccia delle forze dell’ordine. “L’obiettivo è di restare qui a lungo, non abbiamo deciso ancora fino a quando” spiega il sindacalista Comella.

La decisione è stata presa al termine di tesissima assemblea svoltasi ai cancelli della fabbrica che sino al 2011 assemblava la nuova Ypsilon. “Hanno tradito i patti – gridano anche gli operai – e resteremo qui fino a oltranza”. Si tratta solo dell’inizio, perché l’intenzione sarebbe di far partire una nuova fase di occupazioni. La prossima settimana gli operai si presenteranno davanti Regione e prefettura. Sotto accusa lo straccio delle garanzie per i 640 esodati previste dall’accordo del primo dicembre. Il rischio è che rimangano cinque anni senza lavoro e senza pensione. Apprensione anche per i cento addetti alle pulizie e alla mensa non ammessi alla cassa integrazione e che da dicembre non ricevono lo stipendio. Sullo sfondo anche il mancato avvio del piano di sviluppo che doveva partire a gennaio, ma che e’ paralizzato dai guai finanziari ed economici del patron della Dr Motor, l’azienda molisana che doveva assicurare il rilancio della produzione automobilistica ma che deve fronteggiare una pesante situazione debitoria e il mancato pagamento degli stipendi agli operai di Macchia d’Isernia. 

”Da qui parte una battaglia, colpiremo altri obiettivi simbolici. Siamo pronti a tutto, ora basta. Difenderemo le nostre famiglie senza guardare in faccia nessuno, dai politici ai sindacalisti nazionali: Bonanni e Angeletti hanno firmato gli accordi, fateli rispettare e subito. Non si scherza col pane dei nostri figli”. Vincenzo Capizzi, operaio della Magneti Marelli, è tra i più animati. Michele Russo, operaio della Bienne Sud: “Non ce la facciamo più, abbiamo quattro soldi della cassa integrazione ma non abbiamo più un posto di lavoro e lo Stato pretende il pagamento delle tasse”. I più disperati sono gli interinali, una cinquantina di operai che dal primo settembre non avranno più l’indennità di disoccupazione. Tra i lavoratori che hanno occupato l’Agenzia c’è un gruppo di “esodati”, operai che hanno accettato l’accompagnamento alla pensione ma che al momento rimangono in un limbo.

Michele Maciocia,58 anni, è un “esodato” della Fiat. “Ho due figli, la maggiore va all’Università ed è costretta a lavorare perchè io non sono in grado di pagarle le tasse – dice l’operaio – Come si fa con 800 euro al mese a campare, pagare le tasse, crescere i figli, fare la spesa. Mi mancavano due anni per avere la pensione, ad aprile dovevo entrare in mobilità ma dopo la riforma previdenziale tutto si è bloccato”. Andrea Cusimano, operaio della Lear in cassa integrazione, ha due figli. “Viviamo in famiglia con poco meno di 900 euro al mese – racconta – Arriviamo a fine mese per miracolo, facendo qualche debito. Ma continuando così non so se il prossimo anno potrò mandare mia figlia nella scuola di Castelbuono”. I sindacati locali che condividono la protesta metteranno in campo altre iniziative. “Non ci fermiamo questo è sicuro – avverte il segretario della Fiom di Palermo, Roberto Mastrosimone – Lo Stato non può chiedere da una parte di pagare le tasse e dall’altro consentire che non si rispettino gli accordi per il rilancio della fabbrica”.