Prima l’ok del prefetto, poi il sit-in nostalgico del Ventennio sotto il sole e le telecamere, e infine l’inchiesta della Procura di Cagliari. Che indaga sul 25 aprile, ma su più fronti: per apologia di fascismo, ma anche per resistenza aggravata e manifestazione non autorizzata da parte del coordinamento antifascista. Una giornata divisa tra le tradizionali celebrazioni per ricordare la Liberazione ed esponenti e un centinaio di simpatizzanti di estrema destra che hanno onorato i morti della Repubblica di Salò. 

Con tanto di dirigenti politici in prima fila come il vice coordinatore provinciale del Pdl, Salvatore Deidda, e un cerimoniale fatto di saluti romani, tricolori con acquile e fasci littori e letture inneggianti al duce. Il tutto davanti a uno striscione di gomma cerata su cui era scritto bianco su nero “Onore ai caduti della Rsi”. In mezzo ci sono i tafferugli tra forze dell’ordine e il coordinamento antifascista che ha presidiato (non autorizzato) la piazzetta dove erano attesi gli affezionati di Salò. L’obiettivo era tentare di ostacolare l’evento, invano: il gruppo, circa 200 persone, è stato caricato e spinto in una via vicina, tappata da un blindato della polizia. Come tutte le strade attorno al monumento dei caduti, un silenzio irreale in un centro della città bloccato per qualche ora.

Le indagini. Il fascicolo per ora è stato aperto contro ignoti: ma presto potrebbero esserci dei nomi. Tutto nelle mani del pm Giangiacomo Pilia, soprattutto le immagini e i filmati, nonché le informative della Digos. Secondo quanto riporta L’Unione sarda sarebbero già stati individuati una decina di neofascisti a cui potrebbe essere contestata la violazione della legge Scelba e circa 70 manifestanti di sinistra, 20 in posizioni più compromettenti.

L’esposto. L’atto formale segue di pochi giorni l’esposto presentato dai vertici dell’Anpi provinciale al procuratore capo Mario Mura. Nella lettera dell’associazione dei partigiani si fa riferimento alla richiesta datata qualche mese fa, a febbraio, indirizzata al prefetto, Giovanni Balsamo, di non permettere l’incontro ai gruppi di estrema destra. Seguita anche da un’interpellanza dei parlamentari sardi di Udc, Pd e Idv. L’obiettivo dell’Anpi è quello “di accertare gli eventuali reati che potrebbero essere ravvisati nel corso della manifestazione organizzata dai gruppi neo-fascisti cagliaritani”. E si punta il dito sui “gesti fisici (camicie nere, effigi di Benito Mussolini al braccio, saluto romano a braccio teso) e di frasi (canzoni e grida) inequivocabilmente fascisti e perciò in netto e palese contrasto con la Costituzione e con la Legge 645/52”. Un appuntamento che si ripete da anni a cui partecipano La Destra, Forza Nuova, Fiamma Tricolore, Fronte liberazione nazionale e Unione reduci della Rsi, ma mai con tante polemiche.

Le polemiche politiche. Qualche imbarazzo, e molti silenzi, tra i colleghi del Pdl cittadino per la presenza del vicecoordinatore e qualcuno a caldo ha dichiarato il gesto inopportuno, non consono alla posizione. Deidda, 35 anni, ex An, ha affermato di esser andato a titolo personale e “solo di passaggio e per fare un favore a degli amici”. Niente saluto romano, ma avrebbe custodito la corona da deporre, insomma non una casualità. Anche se avrebbe preferito spostare la celebrazione in un altro giorno.

Il rappresentante del governo. Da più parti sono state chieste le dimissioni del prefetto, dal suo ruolo di garante della Costituzione, per aver concesso una celebrazione ora oggetto di indagine proprio nel giorno in cui si ricorda la Liberazione. Il tutto con il contorno scontri, per fortuna senza gravi conseguenze. Lo ha fatto il sindacato Usb, Rifondazione comunista Sardegna e un gruppo su Facebook con più di 2200 adesioni. Balsamo ha comunque difeso le sue decisioni: non riteneva ci fossero sufficienti elementi per poter proibire il ricordo dei neofascisti come libera manifestazione del pensiero. Ora sarà la magistratura a dover stabilire se siano stati rispettati o meno i limiti costituzionali.