Il giorno dopo la disfatta all’hub elettorale del Pdl, proprio di fronte al Comune di Parma, si smantella, buttando via volantini e manifesti di propaganda per il candidato sindaco Paolo Buzzi. Sopra il gazebo rimane la scritta “A testa alta”, slogan scelto dal partito per correre alle amministrative nell’era post Vignali e post scandali giudiziari, ma dopo i risultati delle comunali che hanno visto il tracollo degli azzurri con il solo 4,79 per cento delle preferenze, è difficile pensare che la formula possa davvero funzionare ancora.

Al primo turno i parmigiani non hanno decretato tanto la vittoria di qualcuno, visto che a contendersi la fascia tricolore al ballottaggio saranno il candidato della coalizione di centrosinistra e uomo del Pd Vincenzo Bernazzoli e il “nuovo eroe” del Movimento 5 Stelle, Federico Pizzarotti, ma soprattutto una sconfitta: quella dei precedenti anni di governo di centrodestra. Quattordici anni in cui Parma è cresciuta nelle infrastrutture e nei cantieri diventati voragini a cielo aperto negli ultimi quattro anni, tralasciando però forse la dimensione del cittadino, che tanto il sindaco Elvio Ubaldi quanto il suo successore Pietro Vignali invocavano all’inizio della propria ascesa politica. Con il movimento civico da lui fondato, Civiltà parmigiana, appoggiato da Forza Italia-Ccd nel 1998, Ubaldi strappa la città storicamente rossa alla sinistra promettendo di rimettere Parma al centro, rivendicando l’importanza della città a livello non solo nazionale ma anche europeo. Partono e arrivano progetti di tangenziali e ponti, il Festival Verdi diventa un evento di rilievo internazionale, arriva la sede dell’Efsa e si ventila perfino il progetto della metropolitana, affossato poi durante il mandato di Vignali con la scusa ufficiale della “mancanza di fondi sufficienti al progetto”. Ma è proprio questo, forse, l’errore di fondo. Tutti i progetti sono passati sopra le teste dei cittadini, imposti dall’alto nonostante i pareri contrastanti della gente. La metropolitana, che quasi nessuno voleva in una città di 180mila abitanti, è stata bocciata dall’amministrazione di punto in bianco, dopo anni che i cittadini lo chiedevano. E solo per opportunità politica (ed economica), ma non certo per accontentare le esigenze della cittadinanza.

Il motivo del fallimento del Pdl e delle liste civiche appoggiate dal centrodestra che hanno governato in questi anni Parma si deve cercare soprattutto in quelle aspettative mai attese, prima da Ubaldi e poi soprattutto da Vignali. Nel 2007 l’assessore alla Viabilità della giunta Ubaldi, nella campagna elettorale sostenuta dal suo predecessore e dal centrodestra, utilizzava lo slogan “Il primo cittadino sei tu”. Ma questa promessa non solo non è stata mantenuta, ma è stata addirittura smentita dai fatti, che hanno visto una città andare nella direzione opposta a quella realmente voluta dalla cittadinanza. Dopo la metropolitana mai arrivata c’è stato l’inceneritore, e ancora la mastodontica stazione mai completata, che ha lasciato per anni un quartiere diviso da una voragine con disagi per tutti i pendolari. Ai cittadini i tre mandati di centrodestra hanno strappato, stravolgendolo nella sua identità, un luogo storico come piazza Ghiaia, hanno smembrato un quartiere per realizzare il Ponte Nord, incuranti degli residenti che per fare spazio all’enorme infrastruttura hanno dovuto cambiare ingresso ai garage, e hanno cercato di trasformare l’Ospedale Vecchio, altro monumento della città, in un hotel e centro commerciale.

Non è un caso che proprio in tutti questi anni, in ogni quartiere e in ogni parte di Parma, siano sorti comitati di protesta formati da centinaia di cittadini, che puntualmente non sono stati presi in considerazione da chi era al potere. Le inchieste giudiziarie che hanno scoperchiato il vaso di Pandora dell’amministrazione Vignali, sono state solo l’ultimo e più insopportabile affronto per i cittadini che da tempo non erano più considerati “primi cittadini”, ma quasi sudditi. E forse è proprio per questo che gli elettori, stanchi di non essere ascoltati da chi aveva in mano il potere e proponeva una “città delle grandi opere” che strideva con le reali aspettative dei cittadini, hanno deciso di chiudere definitivamente con il passato già vissuto sulla propria pelle, voltando le spalle alle nuove promesse e proposte della campagna elettorale, che in questi anni si sono già dimostrate prive di fondamento. “Ci facevano credere di essere una capitale europea – dicevano quest’estate gli indignados sotto i Portici del Grano – e invece ci siamo svegliati in Grecia”.

Ubaldi e la sua idea di una “Parma che vale 2 milioni di abitanti” dovranno aspettare, visto che il suo 16,36 per cento di voti lo esclude dal ballottaggio, nonostante fosse il favorito dopo Bernazzoli per la poltrona di sindaco. E con lui tutti gli eredi, diretti o indiretti, dei tre precedenti mandati.

Non votando il centrodestra i parmigiani hanno dato segno di preferire la semplicità e la sobrietà alle grandi opere e di dare fiducia a chi promette davvero di mettere il cittadino al centro della politica.