In Sicilia le elezioni amministrative rischiavano di passare alla storia come un pasticcio epocale. Invece saranno ricordate per un corto circuito doppio degli uffici elettorali. A 24 ore dalla chiusura dei seggi i calcoli delle quote percentuali di ogni candidato alla carica di sindaco erano stati bollati come “falsati”. Secondo le valutazione dell’Assessorato regionale alle Autonomie Locali era in corso un clamoroso errore di conteggio che aveva fatto precipitare nel caos gli uffici elettorali.

La svista riguardava la corretta interpretazione della nuova legge elettorale siciliana: le stime quindi erano tutte da rifare. Poche ore dopo però era arrivata la marcia indietro direttamente dall’assessore regionale alle autonomie locali Caterina Chinnici: nessun errore, i dati diffusi ieri sono quelli ufficiali. Confermato quindi a Palermo Leoluca Orlando al 47,34% che andrà al ballottaggio con Fabrizio Ferrandelli (17%). Nei 147 comuni dell’isola in cui si è votato gli uffici elettorali sono entrati nel panico: avevano calcolato le quote percentuali soltanto sulla base di tutti i voti attribuiti ai candidati sindaco. Secondo la prima interpretazione della legge invece la base su cui calcolare le percentuali doveva essere costituita non solo da tutti i voti attribuiti ai candidati sindaco ma anche dai voti espressi per le liste e i candidati al consiglio comunale, sommate alle schede bianche.

In pratica le quote percentuali dei candidati sindaco si calcolavano – secondo il primo diktat del dipartimento regionale – su tutte le schede valide, anche quelle in cui l’elettore ha scelto di non esprimere la preferenza per il sindaco. Secondo la nuova legge elettorale (la 6 del 2011) infatti il voto alla lista o al consigliere comunale non si estende più automaticamente al candidato sindaco collegato. I dirigenti della Regione Sicilia però sono stati tratti in errore credendo che anche con la nuova legge il sistema di calcolo delle percentuali sarebbe rimasto lo stesso della vecchia norma (la 35 del 1997) che disciplinava le votazioni in Sicilia, quando il voto per il consigliere si estendeva invece automaticamente al sindaco collegato. Il risultato è che nel totale dei voti espressi dovevano essere inseriti anche quelli che non avevano sbarrato la casella del candidato sindaco, fermandosi al voto per il consiglio comunale.

Il totale delle percentuali dei candidati sindaco quindi avrebbe raggiunto il 100 per cento soltanto sommato anche alle quote degli astenuti, che in una città come Palermo superavano i voti raccolti da Leoluca Orlando. Il pesante abbaglio amministrativo sta tutto qui. Un abbaglio doppio, causato quindi da un’ errata interpretazione della nuova norma che in realtà non è altro che un “frullato” di vecchie leggi con l’aggravante di un vuoto normativo.

Nel giro di 24 ore le percentuali dei candidati sindaco sono state quindi prima ricalcolate per difetto, e poi riportate alle quote originarie. A Palermo per esempio i 103 mila voti di Leoluca Orlando per qualche ora non hanno rappresentato più il 47 per cento del totale ma si sono abbassate soltanto al 30 per cento. Anche le 38mila preferenze raccolte dallo sfidante Fabrizio Ferrandelli dai 17 punti percentuali erano precipitate quasi sotto il 10 per cento, fino alla marcia indietro dell’assessore Chinnici. A Palermo il ballottaggio tutto interno a sinistra sarebbe stato confermato ma la base elettorale per il conteggio dei sindaci si è allargata per un pomeriggio: ai 217 mila elettori che hanno segnato il nome di un candidato sindaco sono stati sommati i 139 mila voti espressi soltanto per il consiglio comunale. Il vero pasticcio però si è verificato in quei comuni in cui il cambiamento delle percentuali avrebbe alterato completamente l’esito delle elezioni. A Villabate, Misterbianco e Sciacca i candidati sindaco Francesco Cerrito, Antonino Di Guarda e Fabrizio Di Paola credevano di aver vinto di misura al primo turno.

Stamattina hanno scoperto di essere soltanto al ballottaggio. Nel pomeriggio hanno rivinto le elezioni al primo turno. Ad Erice, in provincia di Trapani, il sindaco uscente del centro sinistra Giacomo Tranchida ha vissuto scene da cardiopalma: era andato a letto sognante, credendo di aver appena sbaragliato i suoi avversari con un sonante 62 per cento che lo riconfermava primo cittadino al primo turno. Al risveglio l’amara sorpresa: il suo ampio vantaggio si è abbassato ad uno striminzito 46 per cento che lo avrebbe sbattuto al ballottaggio in zona Cesarini. Stasera è stato di nuovo confermato sindaco. Ovviamente salvo sorprese dell’ultimissima ora. A questo punto è il caso di aspettarsi di tutto.