Negli ultimi anni abbiamo avuto diverse notizie, in generale negative, da parte delle Agenzie di rating. I declassamenti dei giudizi a paesi con problemi economici e quelli ai rating delle banche (incluse le banche spagnole Santander, Bbva e CaixaBank) sono stati duramente criticati; le Agenzie stanno chiaramente gettando legna al fuoco a favore della strategia al ribasso degli specultatori contro il settore finanziario e, nella misura in cui è in gioco il riscatto del settore bancario, contro il settore pubblico.

Sono tre i problemi con i quali si scontrano queste istituzioni:

– Lo stesso sistema di qualificazione ha problemi, soprattutto con l’attuale tabella di qualificazione è impossibile discriminare tra Agenzie accreditate e non.

– Le agenzie realizzano giudizi sulle emissioni a lungo termine che in teoria non dovrebbero essere basate su una pratica opportunistica e congiunturale dove elementi circostanziali dell’ordine pubblico e non economico sono utilizzati come scusa per giustificare cambi di rating

– Stanno svolgendo un ruolo nei declassamenti di banche e buoni pubblici, posto che in piena tappa di turbolenze finanziarie stanno generando sfiducia quando, come vedremo di seguito, non è possibile che possona apportare un’informazione “profonda” con 17 gradi di qualificazione, e anche in piena recessione danno segnali di funzionare come un ingranaggio più della macchina della speculazione finanziaria, favorendo le posizioni a breve termine degli Hedge Fund.

Hanno senso i cambiamenti di giudizio in piena tappa di turbolenze finanziarie?

In teoria, la ragione dell’esistenza delle Agenzie e del giudizio sul rating è fornire agli investitori un’informazione che permetta loro di prendere decisioni di investimenti pur non avendo una conoscenza approfondita di chi emette i titoli. Per questo, il valore aggiunto che dovrebbero offrire le Agenzie è la realizzazione di una diagnosi affidabile, oggettiva, a lungo termnine e che sia capace di anticipare i problemi.

Nonostante questo abbiamo diversi esempi storici, che si sommano ai declassamenti che si stanno producendo attualmente, del fatto che le agenzie prendono le proprie decisioni in base alle circostanze congiunturali e stanno indietro rispetto agli avvenimenti, funzionando più come “certificazioni di morte” che come “diagnosi del medico di base”. Non sembra che abbiano nessuna capacità di anticipare niente, né di dare giudizi a lungo termine, né di essere oggettivamente indiscutibili. 

I cambiamenti di giudizi che Ficht e S&P hanno fatto su Belgio, Spagna, Irlanda, Italia, Grecia e Portogallo dall’inzio della crisi si sono verificati ad intervalli molto brevi fra loro e inoltre con una chiara reazione di fronte ai giudizi di altre Agenzie (se tu tagli il giudizio, lo faccio anch’io) ma, realmente, un paese aveva maggiori possibilità di insolvenza di prima?

L’esempio di S&P è stato ugualmente rilevante perché oltre a tagliare lo scorso 14 gennaio la massima qualificazione ad Austria e Francia, ha tagliato di due punti quella dell’Italia, da “A” a BBB+, quella della Spagna, da “AAA” a “A” e quella del Portogallo, da “BBB-” a “BB”.

Allo stesso modo ci sarebbe da chiedersi perché dopo l’ultimo giro di qualificazioni nessuna della Agenzie ha tagliato il rating alla Germania. La Germania è isolata dal resto della zona euro? Si può pensare che la Germania si davvero libera dal contagio del resto dei paesi? In Germani il 40% delle esportazioni si realizzano verso paesi della eurozona (un 60% verso tutta l’Unione Europea), il che gli ha permesso di applicare una ferrea politica di controllo salariale perché gli stipendi non dipendono dalla capacità di pagamento o dai salari reali all’interno del paese; la crescita della produzione è direttamente legata all’evoluzione economica degli altri paesi, così come la possibilità di continuare ad applicare la sua politica salariale interna.

Inoltre un gran numero di emissori di titoli spagnoli nella tappa di crescita della bolla immobiliare erano nelle mani di compagnie d’assicurazione e fondi di pensione tedeschi, che impongono tassi a lungo termine, così come i bot di paesi in difficoltà finanziarie. I cambiamenti del rating generano perdite di valore di questi titoli, che implicano provvigioni, ma in più esiste un rischio implicito derivato dal ciclo recessivo perché se ci sono insolvenze nei crediti originali si sospendono i pagamenti sui bot. Un altro fattore di rischio per la Germania è il debito dei paesi come Spagna, Grecia o Italia nelle mani del Bundesbank.

Le Agenzie sono parte della politica internazionale, e nella misura in cui influiscono sulla necessità di applicare politiche di tagli sociali, hanno invaso la sfera delle politiche nazionali. Gli Stati anche hanno qualcosa da ridire e già si stanno iniziando a fare i primi passi in tal senso.

Il 19 gennaio la Guardia di finanza italiana ha fatto ispezioni negli uffici dell’agenzia di qualificazione Standard & Poor’s a Milano in cerca di documenti sulle decisioni sul rating italiano. Secondo il Corriere della sera, “si sospetta che le agenzie di qualificazione abbiano manipolato il mercato con giudizi falsi, infondati o addirittura imprudenti” sul sistema finanziario e bancario italiano.

In definitiva, possiamo considerare che le agenzie di qualficazione svolgono un ruolo importante in un contesto di stabilità finanziaria. Per quanto abbiamo potuto osservare, in momenti di crisi e instabilità finanziaria la loro utilità si riduce e potrebbe dirsi che diventano un elemento destabilizzante. Il problema è l’inesistenza di alternative; gli investitori vogliono i giudizi, uno stereotipo che compia una missione sui mercati finanziari. Ma questi rating riflettono solo le ordinazioni tra emissori. Standard & Poor’s dichiarò nel 2009 che i propri giudizi sul credito erano disegnate per generare ranking “relativi” non vere probabilità di insolvenza.

Chi sta prima o dopo nel ranking, non è un indicatore di chi paga e chi no.

(Traduzione dallo spagnolo di Alessia Grossi)