A ventiquattro ore dal terzo insediamento di Vladimir Putin al Cremlino, che vedrà tra gli invitati anche Silvio Berlusconi, l’opposizione russa è scesa di nuovo in piazza, in una Mosca blindata dai carri armati. Durante le proteste, già concluse, ci sono stati scontri e lanci di fumogeni e la polizia ha arrestato 250 persone, tra cui i tre leader dell’opposizione Alexej Navalny, Serghey Udaltsov del fronte di sinistra e l’ex vicepremier Boris Nemtsov

Doveva essere la ‘marcia del milione’, ma i presenti erano circa 50mila. A guidare il corteo da piazza Kaluzhkaja a piazza Balotnaja, c’erano i volti più noti di quel dissenso che, dallo scorso dicembre, sembrava voler cambiare le sorti della politica russa. Navalny, l’avvocato-blogger icona delle proteste, accusato da molti di ultra-nazionalismo, Udaltsov, e Nemtsov, guida del movimento liberale, che ha dichiarato: “Putin è stato eletto in modo irregolare, non possiamo continuare a stare in silenzio”. Tutti finiti in manette durante le proteste di oggi. C’era anche Ksenia Sobchak, l’ereditiera figlia dell’ex sindaco di San Pietroburgo, ha invece fatto sapere tramite Twitter che non parteciperà a questo corteo. Ad ogni modo i volti sono gli stessi che la notte dello scorso 4 marzo, quando Vladimir Putin era tornato ad essere presidente di Russia con il 64% delle preferenze e molte accuse di brogli, avevano promesso che il movimento di opposizione non si sarebbe fermato. Ma, nonostante i proclami, la primavera russa, come l’hanno ribattezzata in molti, sembra all’improvviso congelata.

Le manifestazioni post voto hanno avuto sempre meno seguito, complici anche i numerosi arresti e la politica repressiva delle forze dell’ordine. Nonostante tutto però Mosca è ancora tappezzata da adesivi e manifesti anti-Putin che avvertono “Vladimir, il tuo tempo è scaduto”. Gli organizzatori della manifestazione, però, preferiscono non sbilanciarsi sull’esito finale del corteo di oggi. Per alcuni potrebbe terminare con un comizio a Balotnaya e la creazione di una tendopoli ispirata a quelle di Occupy Wall Street. A marzo alcuni esponenti dell’opposizione avevano fatto sapere che “la vera protesta, con una occupazione fisica delle strade ci sarebbe stata a maggio, quando Putin avrebbe ripreso possesso dei suoi appartamenti al Cremlino e il clima più mite avrebbe permesso azioni più incisive”. Ma c’è anche una frangia più radicale, rappresentata soprattutto dal gruppo RosAgita di Vladimir Korovin, che vorrebbe una tendopoli ai piedi del Cremlino in cui rimanere almeno fino a domani. Un’ipotesi poco plausibile visto il massiccio dispiego di forze dell’ordine.

Il corteo è partito regolarmente alle 15 ora locale, tutti i partecipanti hanno dovuto passare i controlli dei metal detector di piazza Khaluzkaja, ma la fiumana delle manifestazioni di dicembre e di febbraio sembra un ricordo molto lontano. E con i dissidenti, intanto, tornano a farsi sentire anche i sostenitori del presidente, previsti in piazza nel tardo pomeriggio, che si preparano alla parata ufficiale del 9 maggio.