François Hollande presidente. Se uno si ferma un istante, respira profondamente e guarda con un po’ di distacco alle sue spalle, siamo di fronte a un quasi miracolo. Si’, un partito come quello socialista francese, due anni fa ancora a rischio implosione (e sempre più distante rispetto alla sua base e al popolo della gauche) e che nell’ottobre 2011 appariva diviso al momento delle primarie, è riuscito a imporre oggi il proprio candidato. Hollande, 58 anni, ha vinto la battaglia con una campagna studiata al millimetro. E con lo slogan di un Presidente «normale» e «nuovo» per i francesi. Ecco, iniziamo subito a smontare questi due luoghi comuni. Hollande, persona seria e preparata, che alterna freddi atteggiamenti di distanza a una certa giovialità, in gran parte costruita, è una persona «normale» fino a un certo punto. Proviene dalla buona borghesia di provincia e, come adolescente, si è ritrovato a vivere e a studiare a Neuilly-sur-Seine, lo stesso sobborgo dei ricchi di Parigi, del quale qualche anno più tardi sarebbe diventato sindaco, a 28 anni, Nicolas Sarkozy.

Hollande si è poi diplomato, tanto di cappello, nel gotha delle grandes écoles della Repubblica: Sciences Po, Hec  – quella del settore economico-commerciale –  e la prestigiosa Ena, l’Ecole normale d’administration, dove, fra l’altro, fece conoscenza di Ségolène Royal, sua compagna di vita poi per quasi trent’anni fino alla separazione e  madre dei suoi quattro figli. Dopo il diploma la coppia Hollande-Royal si trovo’ subito proiettata nelle alte sfere della politica, a lavorare all’Eliseo per François Mitterrand dal 1981. Nell’88 vinsero entrambi le legislative. I media (soprattutto la tv) iniziarono a interessarsi a questi due trentenni dalla faccia da bravi ragazzi, con reportage dove si ritrovavano a spupazzare i figli nel salotto di casa. La loro vita, tra rimborsi spese e gli stipendi della politica, non è stata certo quella delle famiglie francesi del ceto medio, tra alti e bassi e fine del mese da far quadrare… «Normale» fino a un certo punto.

Personaggio nuovo della politica? Neppure. Hollande nella vita ha fatto solo quello: è stato sempre parte integrante della nomenclatura. Anche se non ha mai svolto una funzione amministrativa ed è quanto gli viene rinfacciato dai suoi nemici: mai ministro, ad esempio, a differenza della stessa Royal, che, preferita a lui da Mitterrand, ando’ a dirigere il dicastero dell’Ambiente già nel 1992. Nel frattempo Hollande, oltre che come deputato, si è illustrato nella macchina del partito. E’ stato segretario del Ps dal 1997 al 2008. E in un periodo difficilissimo per la sua formazione politica, che a tratti ha rischiato di disintegrarsi. Secondo le malelingue, anche a causa dell’atteggiamento di Hollande: un politico sempre alla ricerca del compromesso. Ma anche troppo. Alla fine: incerto, titubante.

La sua biografia, al di là delle apparenze, è meno banale di quanto sembri. Nasce a Rouen nel 1954: la madre, Nicole, assistente sociale, cattolica di sinistra, espansiva e generosa; il padre, Georges, medico facoltoso, burbero e taciturno, simpatizzante dell’estrema destra e addirittura dell’Oas, le forze paramilitari per l’Algeria libera. E’ anche per le posizioni politiche del padre, che gli provocarono in loco diverse inimicizie, che la famiglia Hollande abbandono’ Rouen, quando François aveva appena 14 anni. Si «rifugiarono» a Parigi, comunque nel sobborgo dei ricchi. François, molto vicino alla madre, fin da ragazzo mostro’ simpatie per la sinistra, in quegli anni del post ’68, difficili ed entusiasmanti nella capitale francese. Aderi’ al movimento studentesco Unef-Renouveau, vicino al Partito comunista. Ma non si iscrisse a questo partito. Preferi’ il Ps. Fin da allora era un moderato e un pragmatico. Da studente dell’Hec, la principale scuola di business del Paese, fucina di manager per il settore privato e di alti funzionari per quello pubblico, apprese i meccanismi del capitalismo. A differenza di Sarkozy o di tanti colleghi di partito, è un vero conoscitore della materia. E il suo programma ha ricevuto l’approvazione di svariati economisti francesi, taluni perfino etichettati a destra. Le sue sfuriate da ribelle anti-sistema in campagna elettorale, contro l’alta finanza e le sue derive, vanno prese con le molle. Anche quello è un altro mito da sfatare.