Ha cercato di ricreare l’atmosfera, l’entusiasmo, le passioni del 2008. Barack Obama ha ufficialmente aperto la campagna per le presidenziali 2012 con due affollatissimi comizi a Ohio State e Virginia Commonwelth, le università di due battleground states il cui voto sarà fondamentale il prossimo novembre. Circondato da un mare di cartelli blu con la scritta “Forward”, avanti, il nuovo slogan della campagna, presentato in entrambe le occasioni dalla moglie Michelle, Obama si è di nuovo proposto come l’uomo capace di ridare slancio alla classe media pesantemente segnata dalla crisi, e ha presentato il suo rivale Mitt Romney come “un buon patriota, che ha tirato su una famiglia meravigliosa ma che è completamente incapace di capire l’americano medio”.

L’occasione dei due comizi (quello dell’Ohio si è tenuto a Columbus, quello della Virginia a Richmond) sono serviti anzitutto a misurare la distanza tra questa campagna e quella – straordinaria e appassionata – di quattro anni fa. Nonostante la soddisfazione espressa da David Plouffe, senior adviser di Obama, che ha fatto notare come il presidente riesca a richiamare più gente di Romney, né l’arena di Richmond né quella di Colombus erano piene. Le folle di supporter sono sì esplose in frequenti boati di approvazione nei momenti più caldi e combattivi dei discorsi, ma molti dei presenti hanno comunque riconosciuto che sarà molto difficile ricreare l’intesa e la carica che portarono un presidente democratico alla Casa Bianca quattro anni fa.

Allora, d’altra parte, Obama era lo sfidante di uno tra i presidenti americani più odiati e sbeffeggiati della storia. Oggi è a sua volta capo di una nazione che non riesce a uscire dalla crisi e che non vede, almeno nell’immediato, concrete possibilità di recupero. I dati deludenti sull’occupazione pubblicati venerdì (115 mila posti di lavoro creati ad aprile, la cifra più bassa degli ultimi sei mesi, con una disoccupazione che resta all’8,1%) sono stati un brutto colpo per il team di Obama, e hanno rilanciato critiche e accuse dal campo repubblicano. Il presidente, anche nei discorsi di Columbus e Richmond, ha cercato di bilanciare le difficoltà in campo economico con i risultati ottenuti nella lotta al terrorismo (“Abbiamo eliminato bin-Laden, ed entro il 2014 la guerra in Afghanistan sarà finita”, ha urlato Obama, sollevando il boato delle folle), ma tutto il campo democratico sa molto bene che sarà l’economia, e non la lotta al terrorismo, a decidere le presidenziali 2012.

Proprio per dare un’impressione di concretezza, Obama (che indossava la sua mise preferita in campagna elettorale: niente giacca né cravatta, ma una semplice camicia bianca con le maniche avvoltolate) ha subito voluto proporsi come l’uomo capace di aiutare la classe media, il vero motore della società americana. “Queste non sono elezioni come le altre: in gioco c’è il futuro della classe media” ha detto, prendendo quindi spunto da una vecchia, contestatissima frase di Romney per spiegare che “le aziende non sono persone. Le persone sono persone”. I toni populistici del messaggio di Obama erano stati d’altra parte anticipati nei discorsi introduttivi di Michelle, che ha ricordato gli sforzi fatti da suo padre per mandarla al college e ha chiesto agli americani di votare per Barack: un uomo, ha detto, “che si batte per un’America in cui ognuno abbia una possibilità di successo.

Oltre a più di un accenno alla questione dell’educazione, della formazione, degli sforzi fatti per abbassare i tassi di interesse per i prestiti agli studenti (del resto le arene di Richmond e Columbus erano piene di studenti, un gruppo elettorale fondamentale per la rielezione di Obama) i due comizi sono comunque serviti a Obama per sferrare il primo vero attacco diretto a Romney. La strategia democratica l’ha spiegata proprio in Ohio David Axelrod, altro consigliere vicinissimo a Obama, secondo cui “nei prossimi mesi i candidati verranno messi sotto la lente d’ingrandimento. Entro gli inizi di settembre, la gente si sarà fatta un’idea definitiva”. Questi sono quindi i mesi per fissare nella testa degli americani l’immagine che i democratici vogliono dare di Romney. E cioè, come ha detto Obama alle migliaia di Richmond e Colombus, “un ricco plutocrate che vuole insegnare agli americani, che già lavorano duro, come produrre di più”. La risposta del team di Romney è già arrivata, ad opera del portavoce della campagna repubblicana, Andrea Saul: “Non importa quanti bei discorsi elettorali il presidente Obama faccia. Rimane il fatto che le famiglie americane combattono per pagare le bollette, trovare un lavoro e tenersi la casa”.