Lo sfondo è un immenso capannone dove altissimi cumuli di quotidiani, riviste e libri vengono sminuzzati in miliardi di minuscoli pezzetti di carta. Dentro all’inquadratura Isabella Ferrari, Marco Travaglio, Valentino e Marcello Corvino. Il set è quello di un videoclip tratto dal cd Anestesia totale che i fratelli Corvino, Valentino compositore e Marcello produttore, hanno fortemente voluto per la loro Promo Music. Disco che nasce dall’esperienza teatrale che i Corvino e Travaglio hanno iniziato da pochi anni ottenendo grande riscontro di pubblico, e che annovera nomi della musica leggera italiana di tutto rispetto come, tra gli altri, Franco Battiato, Caparezza, Daniele Silvestri. Oltre all’inedito brano interpretato da Lucio Dalla e Marco Alemanno.

“Io e mio fratello portiamo a teatro personaggi del mondo della cultura, della scienza e del giornalismo che non sono attori”, spiega Valentino Corvino, vera anima del cd Anestesia totale, “ma li scegliamo per il loro valore intellettuale e in base alla capacità di comunicare il proprio pensiero con semplicità. Iniziammo con Corrado Augias e il suo spettacolo su Giordano Bruno, poi Margherita Hack, Piergiorgio Odifreddi e Marco Travaglio. Oggi il teatro è l’unico posto dove si può parlare in profondità di alcuni argomenti sensibili e importanti del nostro tempo”.

Com’è nata l’idea di un cd tratto dallo spettacolo teatrale?

“Durante le prime date del tour teatrale di Anestesia totale di quest’anno ho pensato che poteva essere affascinante comporre un disco partendo dai testi di denuncia che Travaglio porta a teatro. Un giorno gli ho fatto ascoltare un brano, quello che poi è diventato Anestesia totale cantato dalla Ferrari, e visto che a Marco è piaciuto e che è un estimatore della musica italiana, abbiamo pensato di coinvolgere nell’operazione i suoi numerosi amici cantanti. Tutti hanno contribuito gratuitamente e a scopo di beneficenza, visto che i ricavi andranno tutti alla comunità di Don Gallo. Per chiudere il cerchio: volevo che questo lavoro avesse valore etico di denuncia e protesta e non un fine commerciale”.

Quale la genesi dell’insolito accoppiamento tra i testi di Travaglio e le sue musiche?

“Ogni brano strumentale, elettronico o violinistico, è tratto dalle musiche dello spettacolo, ed è diventato elemento di una canzone che ho sviluppato. In alcuni casi lo spunto della partitura per il teatro è diventata la base di un brano, il ritornello, ecc…Su questa struttura ho costruito i testi partendo dal copione di Marco. Faccio un esempio: quando a teatro parliamo di manipolazione delle notizie ad uso del potere, utilizzando la stampa come strumento, Travaglio cita sempre i tg di Minzolini, l’esemplificazione massima del giornalismo che fa tutto quello che dice il potere. Da qui è nato il testo di Minzulpop dove io ho composto le musiche ed elaborato il testo per ritornello. Poi Caparezza che interpreta il pezzo, ha elaborato delle sue strofe rap”.

Un’opera corale all star che ricorda i grandi titoli della discografia americana anni settanta ottanta sorti per fare beneficienza. Citiamo altri interpreti del cd: Simone Cristicchi…

“Il brano che lui interpreta, Il cane, è il lancio del cd. Il tema  è quello del giornalista che voleva svolgere la professione nel migliore dei modi e si ritrova a fare il cane da riporto”.

Franco Battiato?

“Travaglio lo conosce, abbiamo cenato a Catania più volte. Dopo Lucio Dalla è stato quello che mi ha mandato la sua voce per primo. Interpreta un brano astratto su un testo Enrico Cibelli che parla di un’esondazione la cui acqua copre tutta la realtà e l’appiattisce. Elaborandolo metaforicamente diventa esondazione che copre tutta la verità delle notizie di cronaca. Il protagonista per cercare la sua memoria deve imparare a nuotare, andare sott’acqua per riprendere giornali nelle edicole allagate, tirarli fuori e farli asciugare”.

L’incontro con Lucio Dalla?

“Ho lavorato varie volte con e per lui: ho composto le partiture per gli archi nei due dischi di Samuele Bersani, ho condiviso con Lucio il palco come violinista nel suo quintetto d’archi e  pianoforte. Ma mai come in quest’ultimo periodo lo vedevo con una voglia di scoprire cose nuove e appoggiare con sostegno idee da sviluppare. Il brano che canta assieme a Marco Alemanno voleva metterlo nel suo prossimo cd. Gli ricordava il lavoro sulla parola e sulla melodia che aveva fatto con Roberto Roversi. E’ stato il primo ad incidere la voce per noi”.

Dalla sosteneva di non aver mai scritto canzoni politiche. Per lei esiste, e se esiste che cos’è, la canzone politica?

“La canzone fatta apposta per essere politica, con parole di protesta messe nelle strofe non mi ha mai affascinato molto. A me piace un’elaborazione politica della realtà. Questo è però diverso dal fatto che un progetto artistico possa avere valore e impegno politico. L’impegno può essere denuncia attraverso l’ironia o l’astrazione dell’idea. La politica si fa nel momento in cui si fa qualcosa di utile per il bene comune. Oggi per noi artisti la situazione è di grande difficoltà perché si pensa che arte e cultura siano suppellettili a cui rinunciare. Ma gli artisti si devono sforzare, devono mettersi in gioco, non rinchiudersi in torri d’avorio. Anche questo è un modo di fare politica”.

Hai parlato di momento critico per la società. Come si esce allora dalla crisi di valori e di sistema che stiamo vivendo?

“A settembre sono stato in Giappone un mese. E’ la seconda volta che ci vado e sono sempre più meravigliato dal loro modo di vivere: ognuno svolge il suo compito bene, anche se fa cosa piccola che sembra inutile, ma la fa bene. Ecco, se ognuno di noi avesse libertà di fare quello che sa fare con serietà e bene, in un momento stravolgeremmo il modo di vivere attuale. Il grande problema in Italia è che chi sa fare sta a casa e ha problemi, chi non sa fare comanda, dirige e dispone degli altri”.