Funziona così. Se un giudice ti condanna al risarcimento danni hai due possibilità: o paghi quanto stabilito o, se ritieni che la sentenza di primo grado non sia giusta, fai ricorso in appello, entro i termini stabiliti dalla legge.
Evidentemente la Regione Lazio deve avere una sua interpretazione della giustizia, se ritiene di potersi appellare oltre i termini – scaduti da un anno-, pur di non pagare i cittadini alluvionati di Tarquinia. 
I fatti: dopo le alluvioni che, nel 2004-2005, mettono in ginocchio aziende, attività e abitazioni di Tarquinia e Marina Velca, i cittadini che aderiscono al comitato “Marina Velka senza fango” decide di citare per danni la Regione Lazio perché sostiene che i danni provocati non siano dovuti al carattere di eccezionalità, ma all’incuria dell’amministrazione.
Così, la sentenza n. 1/2011 del Tribunale Regionale delle Acque Pubbliche del Lazio, condanna la Regione Lazio a risarcire i danni, per oltre 2 milioni di euro, ricollegando la causa “essenzialmente alla mancanza di manutenzione dell’alveo del fiume Marta oltre che alla omessa realizzazione di argini idonei a contenere le portate di piena in una zona esposta al rischio di esondazioni”. È stata quindi dichiarata “la responsabilità solidale, per l’accaduto, della Regione Lazio e dell’Ardis Lazio”. Per questo “ condanna i suddetti Enti a pagare, in favore dei ricorrenti, le somme a titolo di risarcimento dei danni strutturali agli immobili e di quelli ai beni mobili subiti a seguito delle note alluvioni, nonché le spese di Ctu e le spese legali del giudizio”.
La Regione Lazio avrebbe potuto proporre appello entro i termini stabiliti dalla legge -30 giorni dalla notifica- e invece nulla. Così la sentenza passa in giudicato e  diventa esecutiva.
Fin qui tutto normale.
I legali dell’avvocatura Regionale si mettono in contatto con quelli degli alluvionati per stabilire come effettuare il pagamento e gli alluvionati, a loro volta, aprono un conto corrente per ricevere l’intero importo. Tutto sembra risolto, fino a quando la Regione decide il colpo di scena: si affida a un legale esterno all’Avvocatura Regionale e, ad aprile, quando i termini sono abbondantemente scaduti da oltre un anno, propone appello avverso la suddetta sentenza.
Il perché è presto detto: la Regione vuole far slittare i tempi di pagamento alla prossima amministrazione che, presumibilmente, sarà diversa da quella attuale, così da  non dover giustificare questo esborso milionario di denaro pubblico. 
A sentir parlare Elena Scopelliti, la Presidente del Comitato, sale subito un senso di rabbia per l’arroganza e la prepotenza della Regione che, pur consapevole che stanno solo perdendo del tempo e spendendo denaro pubblico, si beffa della giustizia e degli alluvionati. Della serie, dice la Presidente del comitato parafrasando il Marchese del Grillo: “Io so io e voi non siete un …!” 
Con il piccolo inconveniente che quando saranno costretti a pagare, e lo saranno visto i termini sono scaduti, dovranno pagare anche gli interessi che, guarda il caso, verranno sempre dalle casse pubbliche. Nel frattempo gli alluvionati aspettano ancora di capire quale sarà il loro futuro.