Volenti o nolenti è ancora da lui che si deve partire nel descrivere le elezioni a Piacenza. Il sindaco uscente Roberto Reggi, dopo due mandati consecutivi, non ha solo lasciato dietro di sé opere buone o meno buone ma un candidato sindaco che, opinione mai troppo smentita neppure dal diretto interessato, lo rappresenta direttamente.  E, se dopo dieci anni e a un passo dal cambiamento, si parla ancora di Reggi un motivo c’è.

Nessuno dei candidati infatti è apparso in grado di catalizzare l’attenzione per carisma o idee programmatiche, tante che lo stesso Reggi, nel discorso di commiato, ha ammesso: “Mi è stato chiesto di rimanere in disparte anche se avrei voluto partecipare di più alla campagna elettorale”. Ma andiamo per rigoroso ordine di estrazione che i piacentini troveranno sulla scheda.

Andrea Paparo, 38 anni, candidato del Popolo della Libertà e appoggiato dalle liste civiche Sveglia e Piacenza Viva è a tutti gli effetti l’uomo nuovo del centrodestra locale. A lui è stato affidato il compito di rivitalizzare una compagine politica da anni all’opposizione e divisa tra personalismi e faide interne. Nell’assessorato che ricopre in Provincia (Istruzione e lavoro) si è distinto per non aver “politicizzato” nessuna questione presa in esame e averla affrontata con spirito di dialogo apprezzato trasversalmente. Ma il partito in questi mesi è stato per lui più un peso che un vantaggio. Uscito da primarie “bulgare” visti gli sfidanti, non è sembrato in grado di scrollarsi di dosso la vecchia nomenclatura tanto che, all’arrivo di politici nazionali quali Gasparri, La Russa o Santanchè, Paparo o si è defilato nella lista Sveglia (l’unica che forse lo rappresenta) o non è proprio arrivato ad accoglierli. Se comunque sembrava destinato a un dignitoso secondo posto, negli ultimi giorni pare che il ballottaggio non appaia più come una chimera irraggiungibile.

Mirta Quagliaroli, 45 anni, libero professionista e candidato del Movimento 5 Stelle, prima esperienza in politica. Fedele alla linea dei grillini a livello nazionale si è distinta per i temi da sempre sbandierati, dalla trasparenza, alla partecipazione, passando attraverso la rete. Ma quello che doveva apparire il punto di forza, sembra essere stato per lei un tallone d’Achille. Il sito del movimento non è mai stato aggiornato con quella prontezza che ci si sarebbe aspettati, mentre Quagliaroli ha aperto Facebook solo dopo essere scesa in campo, scrivendo candidamente in uno dei primi post: “Sono un po’ scettica ma mi hanno costretto”. Ha condotto una campagna elettorale a bassissimi costi (mille euro il totale) e si preannuncia l’unico schieramento che, anche a Piacenza, arriva alle urne con la certezza di migliorare il proprio numero di voti.

Massimo Polledri, 51 anni, neuropsichiatra infantile, onorevole e candidato della Lega Nord. Famoso a livello nazionale per le “gaffe” con categorie sensibili quali disabili (vedi insulti poi ritirati al deputato Argentin) o le donne (celebre la risposta alla critica del “celodurismo” all’onorevole Picierno: “Se ci caliamo le braghe potrebbe essere una sorpresa”) in questa campagna elettorale sembra essere tornato, come tutto il Carroccio, a modi spartani ma meno mirabolanti. Non si registrano cadute di stile ma un attivismo che ha superato le attese. Corre da solo e non sembra essere stato intaccato più di tanto dagli scandali che hanno interessato il partito. La “pulizia maroniana” a Piacenza era iniziata un anno fa (con l’espulsione dell’ex assesore Davide Allegri, accusato di corruzione e concussione) e si è potuto concentrare su temi a lui cari: dal ritorno dei militari per le strade (sicurezza) alla “rivolta fiscale” contro Imu ed Equitalia (tasse).

Pierpaolo Gallini, 54 anni, medico odontoiatra, assessore provinciale al welfare e candidato dell’Udc. E’ stato considerato l’affossatore del Terzo Polo nella Primogenita, tanto che gli ex alleati sono confluiti in liste civiche a sostegno di altri candidati (Fli è inserito nella lista Sveglia di Paparo mentre alcuni rappresentanti di Api sono confluiti con il centrosinistra). Imposto da Casini come unico candidato possibile, Gallini ha portato avanti una campagna elettorale mai troppo convinta: “Mi hanno chiesto di candidarmi, non ho mai puntato i piedi” aveva da subito precisato. Insomma, quello che in altre città è considerato l’ago della bilancia, a Piacenza lo appare sempre meno, a scapito dei grillini o di liste civiche moderate in appoggio a Pd o Pdl.

Paolo Dosi, 57 anni, ex bibliotecario, assessore a politiche giovanili e poi cultura per due mandati della giunta uscente è candidato del Partito Democratico. L’uomo scelto da Reggi per la successione è uscito da primarie combattute (per il testa a testa con il vicesindaco Cacciatore) che comunque ha vinto agevolmente grazie all’appoggio del sindaco e di tutti gli assessori (ora bene o male di nuovo in lista). E’ la continuità incarnata in candidatura politica anche se, a dispetto dei detrattori è riuscito a unire l’intero centrosinistra (lo sostengono Idv, Federazione della Sinistra e Moderati). E’ stato favorito, oltre che dall’aver speso più di tutti in campagna elettorale, anche dalla cosiddetta “inaugurite” dell’amministrazione uscente, che ha programmato ogni inaugurazione (alcune doppie o triple) proprio a ridosso del voto. E’ l’uomo da battere ma nell’eventuale ballottaggio potrebbe soffrire il testa a testa con un candidato più slegato al passato.

Pier Angelo Solenghi, 54 anni, ex presidente di circoscrizione e candidato della lista Piacenza Bene Comune. Rappresenta l’associazionismo piacentino, in particolare quello ambientalista. Con una campagna basata soprattutto sui temi dell’inquinamento e degli sprechi si è conquistato, via via, un seguito sempre più consistente. Anch’egli, come i 5 Stelle, ha speso poco ma soprattutto con fondi degli stessi in lista. Arrivando dal Pd (per il quale ha fatto il presidente di circoscrizione) la critica che gli è stata mossa è di un possibile apparentamento post – elettorale. Non è escluso che possa ottenere un buon risultato, attingendo anche tra i numerosi Comitati, sorti per il decisionismo verso alcune opere dell’ultima amministrazione e cavalcando il progetto che la vasta zona militare cittadina possa diventare un parco.

Pietro Luigi Tansini, 68 anni, architetto e candidato per la lista Pensionati Piacentini. E’ il vero outsider di questa votazione. Si è presentato, sorprendendo tutti, l’ultimo giorno disponibile e da allora ha basato la sua campagna più sul “faccia a faccia” nei dibattiti pubblici che per mezzo del marketing elettorale. Assente da internet, così come dai cartelloni in giro per la città, si è giustificato affermando “che per vivere devo lavorare, a differenza di altri. Per cui non ho tempo per queste cose”. Ex assessore della prima giunta Reggi e della giunta provinciale Boiardi, Tansini si è dimesso entrambe le volte per le sue posizioni intransigenti. Proveniente dall’Italia dei Valori, partito dal quale è uscito in polemica, difficilmente riuscirà ad ottenere un risultato che gli permetta anche solo di sedere in Consiglio Comunale.

di Gianmarco Aimi