Se non fosse per l’immunità parlamentare, Luigi Lusi da ieri mattina sarebbe già a Regina Coeli. In compenso il gip Simonetta D’Alessandro ha disposto gli arresti domiciliari per la moglie Giovanna Petricone, sua complice in “fraudolenta appropriazione” e per i due “amici” commercialisti, Mario Montecchia e Giovanni Sebastio, accusati di “mendaci scritture contabili” per coprire la sottrazione dalle casse della Margherita di 22 milioni di euro, che rischiano di diventare 26 milioni. All’appello mancano 3-4 milioni usciti con assegno libero o a cifra tonda: “Un saccheggio sistematico a fini privati… con profili finanche paradossali”. Come quel faraonico pranzo di nozze costato soltanto di chef 30 mila euro. Ma i reati di appropriazione indebita, riciclaggio, fraudolenta appropriazione non sembrano sufficienti a descrivere l’azione predatoria dell’ex tesoriere. I pm Caperna e Pesci hanno già inviato al Senato la richiesta di arresto, provvedimento che Lusi con la sua vocazione all’iperbole ha definito “abnorme”. “Se parlo io, cade il centrosinistra”, aveva annunciato. Invece a cadere è stato soltanto lui e il suo clan, definito dal giudice non senza humour “gruppo di sostegno”.

Sostegno in ladrocinii che dovevano garantire la sua carriera politica o almeno il benessere della famiglia. Magari in Canada dove aveva già provveduto a trasferire presso la “Luigia ltd” 2 milioni di euro, investendo un terzo nell’acquisto di un terreno fabbricabile. Con il “suo franco ostruzionismo”, l’ex tesoriere ha provato a mescolare le carte, con modalità che il giudice non esita a definire “inquinanti”, soprattutto laddove evoca un “patto di spartizione 40/60” tra Rutelli e la Margherita “privo di ogni plausibilità”. Rutelli ha tenuto duro e ha vinto: “Lusi è soltanto un ladro”, ha detto dall’inizio alla fine e il giudice dà ragione a Rutelli.

“Un aperitivo rinforzato”

Dall’inchiesta emerge che per il suo secondo matrimonio con Giovanna Petricone, la sera del 27 giugno del 2009, l’ex tesoriere avrebbe speso oltre 30 mila euro pagando con assegni della Margherita una cena luculliana dal noto chef romano, Antonello Colonna. E Colonna ci tiene subito a precisare una cosa: “Oggi da me ho più la sinistra a mangiare che la destra, quindi che c’è di male se il senatore Lusi del Pd ha voluto celebrare il matrimonio nel ristorante dell’Open Colonna, premiato con stelle Michelin”. Si definisce un “anarchico dei fornelli” il famoso cuoco romano. “Anche se dopo il congresso di Fiuggi di An ero etichettato di destra – racconta – e per anni hanno fatto il paragone con Vissani a sinistra, figurarsi io che sono divenuto famoso con il Gambero Rosso quando era l’inserto del Manifesto”. Poi sciorina i particolari “di un aperitivo rinforzato, anche se lo si preferisce chiamare finger food che fa più scena”. Un “aperitivo rinforzato” da 31.705 euro. “Il bonifico è partito dallo studio della moglie il 16 luglio 2009. Erano poco più di 180 invitati, il senatore ci teneva che facessimo bella figura con l’ex presidente della Repubblica Scalfaro, ed era un po’ preoccupato perché si trattava di un aperitivo in piedi e non consono agli anziani, c’erano addirittura parenti abruzzesi della moglie che arrivavano dal Canada”.

Quando gli si chiede di cosa fosse ghiotto Lusi, Colonna risponde secco: “Ah il negativo di carbonara, un mio classico che rivisita la tradizionale pasta alla carbonara, ci va pazzo, anzi ci andava pazzo, visto che – continua – dopo lo scandalo dei soldi della Margherita non l’ho più visto ai miei tavoli”. Se gli si ricorda il famigerato piatto da 180 euro cadauno di spaghettini al caviale, entrato anche quello come conto nelle carte dell’inchiesta, lo chef fa un salto: “Io quella roba lì non la servo per carità!”. Lusi ha fatto anche diverse prove menù e come vini ha imposto etichette abruzzesi. “Ci teneva – afferma Colonna – fossero tutti vini della sua terra che era stata colpita dal terremoto e si commuoveva tanto al pensiero. E comunque per me resta una brava persona, Lusi ha sempre saldato tutto, con carta di credito spesso, se poi fossero soldi della Margherita io non posso saperlo”.

“Tutto per la famiglia”

Le nozze dunque risalgono al 2009. Giovanna è la seconda moglie, il matrimonio sembra cambiare Lusi che da taciturno e riservato si trasforma in gaudente: feste faraoniche, vacanze da sogno. La signora Petricone capisce subito di essersi infilata in un guaio, interrogata nel mese di marzo in presenza dell’avv. Renato Archidiacono fa le prime ammissioni: “Nel 2006 Luigi diventò senatore della Margherita e da quel momento mi espresse la sua preoccupazione per il futuro del partito, che immaginava destinato a una prossima estinzione… il suo progetto era gestire i fondi della Margherita in modo del tutto autonomo… voleva investire in immobili per alimentare il futuro della sua carriera politica e mi disse che, se la sua carriera fosse finita, il patrimonio sarebbe rimasto alla nostra famiglia”. Del resto “l’intera gestione dei Dl è nelle sue mani… il comitato di Tesoreria ha un mero ruolo di controllo”.

Nasce la Ttt, chiama al suo fianco “i commercialisti di famiglia” Montecchia e Sebastio, in più raccomanda Montecchia come amministratore dell’editrice Europa. Interrogato il commercialista ammette di aver falsificato i bilanci, rivela alcuni escamotage. Esempio: “Spese di pubblicità e propaganda” si trasformano nei bilanci della Margherita in “addestramento e formaziome per strutture complesse”. Confessa anche L’Abbate, ex proprietario dell’attico di via Giulia: non è costato 2 milioni, ma 3 e mezzo, il sovrapprezzo “in nero” è funzionale a presentare l’acquisto come un “affare”, ma anche ad aggirare il fisco.

Le ville e l’attico

Le operazioni predatorie vanno dal 2007 al 2011: prima nascono la Ttt e la Luigia Ltd, la villa di Genzano è acquisita la Paradiso Immobiliare. Tra il 2007 e il 2008 Lusi trasferisce 2 milioni con assegni a grappoli sul conto corrente della moglie, versa alla ditta Ruggieri Mauro 1,3 milioni per la ristrutturazione dei cinque appartamenti di Capistrello: tutti assegni di piccolo taglio con beneficiario in bianco. Due anni dopo, alla stessa ditta consegna 2,7 milioni per la ristrutturazione della villa di Genzano e dell’attico in via Monserrato. A partire da fine 2007 partono dal conto Bnl al Senato i 90 bonifici per 13 milioni 579 mila euro vs la Ttt. Poi, sempre provenienti dal conto della Margherita, vengono versati a Paolo Melegari, proprietario della villa di Ariccia di cui intesta la nuda proprietà a Micol D’Andrea, moglie del nipote Emanuele (i due ragazzi sono graziati al momento). Ancora 3 milioni e mezzo vengono versati su un altro conto della Petricone, da qui partono i trasferimenti verso il Canada.

di Rita Di Giovacchino e David Perluigi

da Il Fatto quotidiano, 4 maggio 2012