Dopo la laurea in Albania di Renzo Bossi, ci sono sospetti anche sul diploma in ragioneria dell’ex tesoriere Francesco Belsito, il plurindagto ex amministratore dei conti del Carroccio poi espulso. I pm, che vogliono capire quali titoli avesse l’ex amministratore per gestire la tesoreria del partito guidato ora da un triumvirato, avrebbero scoperto che la scuola privata a Frattamaggiore (Napoli), dove Belsito sostiene di aver preso il diploma, era già fallita all’epoca. Ci sono dubbi anche sulla laurea che dice di aver conseguito in un’università “telematica”.  Belsito avrebbe messo a verbale, davanti ai pm milanesi, di essere un “tributarista” e di essersi diplomato in Ragioneria presso una scuola privata nel Napoletano. Gli inquirenti milanesi, confrontandosi però con gli investigatori delle procure di Reggio Calabria e  Napoli, avrebbero, elementi per ritenere che quella scuola campana, all’epoca in cui l’ex tesoriere dice di essersi diplomato, non esisteva più. Dalle prime analisi, inoltre, risulta che il diploma – che tra l’altro è stato anche acquisito agli atti – potrebbe essere fasullo, perché le firme apposte sembrano false.

In più, Belsito avrebbe raccontato agli inquirenti di essersi laureato in Scienze Politiche all’Università telematica, con corsi online, John Kennedy di Milano. Ma anche sull’esistenza di questa università ci sono dubbi. Così dopo i sospetti sulle lauree in Albania del Trota e di Pierangelo Moscagiuro, capo scorta di Rosi Mauro, senatrice ed ex presidente del Sindacato padano dopo l’espulsione dal partito, che potrebbero essere state pagate coi soldi del partito, anche i titoli di studio di Belsito sono finiti sotto la lente di ingradimento, ma stavolta per capire quali referenze avesse per fare il tesoriere di un partito. A far “raccomandare” Belsito allo stesso Umberto Bossi, come il Senatur aveva spiegato al raduno dell’orgoglio leghista a Bergamo, era stato l’ex tesoriere Maurizio Balocchi, che secondo alcune testimonianze era già in contatto con gli esponenti della ‘Ndrangheta individuati dalle indagini.

”La bomba l’abbiamo piazzata noi, è inutile nascondercelo, abbiamo commesso diversi errori e in alcuni casi anche questioni di natura penale. L’orologio lo mettono i nostri avversari” dice il senatore Roberto Castelli, a Piacenza per sostenere la candidatura a sindaco di Massimo Polledri, rispondendo ai giornalisti che gli hanno fatto notare di avere spesso parlato di “inchieste ad orologeria”. “Faccio un esempio – ha aggiunto Castelli sui tempi da orologeria – la famosa cartellina ‘the family’: è stata trovata quindici giorni fa e l’abbiamo fatta noi, ma guarda caso le indiscrezioni vengono fuori a rate a seconda del momento, quindi l’orologio lo mettono gli altri. Certo, noi abbiamo moltissimi nemici e per evitare che ci attacchino non dobbiamo dare loro pretesti”.