Ho letto e riletto quest’inserzione di lavoro che mi era stata segnalata dal mio amico Enrico in mattinata. La rileggevo e non credevo ai miei occhi. Tanto che, pur conoscendo la serietà e l’affidabilità di Enrico, gli ho chiesto se si trattava di un’inserzione reale o di una “bufala” trovata online. Vera. Era, anzi è verissima, come si può vedere.

Avrei voluto fare un elenco delle oscenità  ma credo che la proposta, compresi i punti e le virgole, sia indecente nella sua interezza; offensiva nei confronti dell’intelligenza di persone che hanno studiato per laurearsi; avvilente nella sua misoginia (pur riportando in calce la nota legale secondo cui si tratta di un’offerta destinata ad entrambi i sessi, il testo si rivolge esclusivamente ad un “candidato”); razzista nella sua volgare precisazione “di bella presenza”; discriminante nella sua squallida limitazione ad un’età “giovanile” ed è, se è necessario specificarlo, umiliante (per chi l’ha redatta) nella sua parte “economica” che è, secondo me, irrispettosa da un punto di vista meramente umano prima ancora che professionale.

L’azienda in questione, che vanta una presenza sul mercato quasi ventennale, attraverso questa proposta “indecente” simboleggia quel Paese da cui i “cervelli” fuggono perchè offesi, vituperati, oltraggiati e calpestati

E sia chiaro, che la suddetta azienda, non ha nemmeno il pregio di essere originale perchè di proposte tanto indecenti sono pieni i siti e i giornali.

Ricordo, se a qualcuno sfuggisse, che nei paesi civili (sono certa che gli Stati Uniti non sono unici in questo) è vietato offrire posizioni lavorative limitando l’età o specificando il sesso. Sottolineo che nei paesi civili, non è concesso chiedere nessun dato anagrafico tranne il nome o il cognome (quindi ne’ stato civile, ne’ nazionalita’, ne’ indirizzo di residenza). E ribadisco, con tono della voce stentoreo, che chiedere una foto del “candidato/a” è comportamento arretrato, razzista, privo di professionalità, discriminante e assolutamente in sintonia con una Repubblica che non ha ancora imparato il valore distintivo e sacrosanto di quel principio che si chiama “merito”.

Pensando ai miei nipoti, ai miei cugini, a tutti coloro che con sacrifici immensi studiano e sognano un futuro migliore mi sono venute lacrime di rabbia. Per un paese che non vuole smetterla di farsi del male offendendo, umiliando e trattando i suoi figli come carne da macello.