Deve essere una bella soddisfazione per Silvio B., a 75 anni e con tutte le Coppe dei Campioni che ha vinto, avere una reputazione che equivale a un insulto.

Il fiammeggiante Sarkò, l’altra sera in tv si scansava, mentre lo sfidante Hollande gli gettava in faccia quello straccio bagnato: “Il suo amico Berlusconi!”. Chi? Cosa? Sarkò trasecolava e anziché pronunciare le frasi di rito previste dal galateo internazionale (“mi onoro della sua amicizia”, eccetera) lo smemorato schivava in velocità e arricciava il naso: “Berlusconi ha il suo partito, e non fa parte del mio!”.

Ignaro del mondo, ma non di sé, B. ha predicato per anni al suo gentile pubblico che la sua statura accresceva di giorno in giorno quella dell’Italia intera. “Da quando ci sono io, ci rispettano di più”, si vantava, convinto che a forza di ripeterlo, sarebbe diventato così vero da dissipare le risate. Nel frattempo le sue sofisticate intuizioni geopolitiche (“La Merkel è una culona inchiavabile”) entravano nei manuali del bravo statista, insieme con le bambole gonfiabili. Peccato per lo svelamento francese.

“Sic transit gloria mundi”, avrebbe detto Gheddafi, uno che lo ammirava davvero, come un maestro il suo scolaro.