Conoscevo Giovanni Schiavon, solo di vista ma lo conoscevo. E adesso vorrei conoscerle tutte a una a una queste donne rimaste da sole a lottare anche per i mariti che non ci sono più. Hanno sfilato a Bologna con le bandiere bianche e la foto dell’artigiano che si è dato fuoco poco tempo fa in testa al corteo.

Sua moglie Tiziana Marrone, che ha organizzato il corteo, ripete come un disco che non era matto, era stato lasciato solo. Forse tutte e due le cose: ti lasciano solo e un po’ matto ci diventi. Vedevo Giovanni Schiavon al bar dove vado a prendere l’aperitivo con mio marito e gli amici (lo spritz per l’esattezza). Era un uomo molto sereno, rassicurante, ci salutava sempre. Di quelli che gli affideresti il gatto, i figli, la casa. Scendeva da belle macchine, sempre ben vestito. Quando si è suicidato a dicembre in quel bar non si parlava d’altro (è un bar di quartiere, quindi è come essere in paese) e mi ha colpito un suo amico che continuava a ripetere : l’avevo visto a pranzo, avevamo bevuto il solito prosecco, era sereno, sorridente, non avrei mai detto.

Allora mi chiedo due cose.

La prima: cosa scatta nella testa di uno che comunque ha beni, case intestate, roba che magari vendendola poteva aiutarlo a respirare un pochino. Ci deve essere un senso di solitudine e di fallimento che ha relativamente poco a che vedere con i soldi, o che comunque rimane a galla e ti perfora il cervello fino a farti scoppiare

La seconda: perché queste persone decidono di rinunciare, lasciando nelle mani dei parenti, mogli, figli e figlie la gestione difficilissima di una ditta che hanno guidato loro fino a quel momento? La figlia di Giovanni, Flavia, si è trovata sulle spalle il macigno di stare seduta a una scrivania non sua, il lutto per la morte del papà e i fornitori e le banche alle calcagna che hanno già cominciato a pretendere i soldi che avanzano.

Allora questi uomini che si tolgono la vita sono vigliacchi, eroi o sono disperati che non hanno scelta? Con questo nessuno vuole giudicare, è chiaro che la compassione – nel senso latino di cum patire, sentire insieme a loro – è enorme. E veder sfilare queste donne coraggiose a Bologna è toccante e rovescia lo stomaco.

Però dico: davvero le vogliamo lasciare da sole? Va bene i centri di ascolto, gli psicologi e tutto il resto ma è possibile che il governo non trovi soluzioni concrete (tra le tante e sensate proposte anche dalla Cgia di Mestre ad esempio) per fermare questa emorragia di morti?

Quando si è suicidato un piccolo imprenditore a Padova tre anni fa sua moglie aveva tappezzato la città di manifesti con la foto del marito, ci sperava davvero di ritrovarlo vivo. Avevano due figli, uno piccolissimo di sei mesi, e lei girava attaccando volantini con la foto del marito col bimbo in braccio. Suo marito si è buttato nel canale che costeggia la città la notte di Capodanno, aveva le mani legate col laccio del giubbotto perché ha avuto paura di non arrivare fino in fondo, di pentirsi.

Però adesso lei è rimasta qui, a curare figli e aziendina in fallimento del marito.

Ps: a quelle donne di Bologna ma anche a tutte le altre mogli di suicidi, ai figli e alle figlie rimasti soli a combattere sulla terra, va una comprensione e un affetto grandi come il cielo dove riposano tutte queste persone, forse finalmente in pace.