Quasi 70 anni dopo, Yalta continua a dividere l’Europa. Questa volta, per una buona causa, o almeno così pare. Un vertice dei capi di Stato dei Paesi dell’Europa centrale, convocato a Yalta, oggi Ucraina, l’11 e 12 maggio, sarà ‘boicottato’ da diversi leader, fra cui il presidente italiano Giorgio Napolitano. E il pensiero va subito a polemiche e proteste di questi giorni per il trattamento riservato dalle autorità ucraine alla leader dell’opposizione Yulia Timoshenko.

Yalta si ripropone, dunque, come luogo di divisione: lì, sulle rive del Mar Nero, nel febbraio 1945, i leader allora alleati contro il nazismo, Stalin, Churchill e Roosevelt, decisero come spartirsi l’Europa tra l’influenza occidentale e quella sovietica: una decisione che avrebbe poi segnato quasi mezzo secolo di Guerra Fredda.

Questa volta, però, Yalta, che nel frattempo ha cambiato collocazione geo-politica, non più Urss, ma Ucraina, diventa un simbolo della difesa dei diritti dell’uomo da parte, almeno, di alcuni Paesi europei, anche se non è chiaro quante e quali assenze siano direttamente riferibili alla vicenda dell’ex icona bionda della rivoluzione arancione e premier ucraino, condannata e imprigionata al termine di un processo che destò molti dubbi e sottoposta ad angherie in carcere.

Secondo quanto riferisce il portale d’informazione europea EurActiv.com, Germania, Austria, Repubblica Ceca, Slovenia ed Estonia, oltre all’Italia, hanno già fatto sapere che i loro capi di Stato non andranno al Vertice, dove non ci saranno neppure né il presidente della Commissione europea José Manuel Barroso né il commissario all’allargamento e alla politica di vicinato Stefan Fule. Fra i venti Paesi formalmente invitati, il 20 febbraio, quelli che non hanno ancora disdetto sono Albania, Bielorussia, Bosnia, Bulgaria, Croazia,  Lettonia, Lituania, Macedonia, Moldavia, Montenegro, Polonia, Romania, Serbia, Slovacchia e Ungheria.

Oleg Voloshin, direttore dell’informazione del Ministero degli Esteri di Kiev, conferma l’assenza dei sei capi di Stato, ma sottolinea che le ‘cancellazioni’ sono venute in momenti diversi e con motivazioni diverse. Come dire che esse non sarebbero, insomma, riconducibili a Yulia. Giochi politici? O giustificazioni diplomatiche? Certo, le autorità ucraine non hanno intenzione di annullare, o rinviare, l’appuntamento; e i leader che onoreranno l’invito potranno sempre sostenere di averlo fatto per esprimere di persona al presidente ucraino Viktor Yanukovich le loro preoccupazioni per la sorte dell’ex premier. Le vie dell’ipocrisia sono infinite.