Di tanto in tanto si riaffaccia il problema della presenza di Giuliano Ferrara in Rai. I suoi ascolti sono troppo modesti, sia per una collocazione così importante della sua rubrica nel palinsesto della rete ammiraglia, sia in rapporto al lautissimo ingaggio che il servizio pubblico gli ha garantito.

E non potendo più modificare il secondo, si cerca di intervenire almeno sulla prima. Perché un’audience del 16% a quell’ora su Rai 1 è impresentabile agli investitori, al pubblico e anche a chi, venendo subito dopo, deve sudare sette camicie per riportare la rete a livelli di ascolto decenti. Ma, attenzione! Come sempre accade quando le cose riguardano Ferrara c’è un trucco, un inganno di natura logica che bisogna smontare. Proviamo a ragionare: quel 16% è una media d’ascolto. Ma visto che il Tg1, pur non brillantissimo, termina attorno al 22%, per fare un 16% di media occorre scendere a livelli assai più bassi, verso gli abissi di un 10%. Ed è quello che in realtà accade: 22 all’inizio e 10 alla fine fanno appunto 16 di media. Il che vuol dire che della vasta e variegata platea appostata davanti alla tv nell’immediato dopo cena, solo uno spettatore su dieci è disposto a sorbirsi fino in fondo le menate di torrone, gli sbuffi, gli scatti d’ira e i prevedibili sofismi del nostro eroe. Davvero troppo poco. Che fare? Andare in una fascia meno pregiata, dove si fanno meno danni? Neanche per sogno.

Visto che siamo in Italia e la meritocrazia o meglio la sua interpretazione è molto fantasiosa, come spesso accade, chi ha lavorato male è promosso. Quindi Ferrara chiede uno spazio all’interno del Tg, in coda, come un suggello, un punto fermo finale dell’informazione quotidiana. Uno spazio più breve, un commento rapido, in modo che lo spettatore non faccia in tempo a scappare, ma al massimo possa chiedersi tra il sorpreso e il soddisfatto “già fatto?!” come la bambina dello spot delle punture. E su questa voglia di rapidità non possiamo certo dare torto al più intelligente dei giornalisti italiani.

Come, infatti, di recente ha detto un comico ancor più intelligente, a proposito dei neutrini, “al mondo c’è una sola cosa più veloce della luce: le minchiate”.