Se gli scenari tratteggiati da Mc Luhan negli anni ’70 nel suo “Gli strumenti del comunicare” sembravano a dir poco visionari, la questione cominciava a delinearsi più seriamente qualche tempo fa, quando lessi la notizia che ‘diventeremo nomadi’ direttamente dalle colonne – online- di The Economist, il settimanale inglese punto di riferimento per le notizie di politica internazionale e business news.

A circa 10mila anni dalla rivoluzione neolitica, che vide trasformarsi i raccoglitori-cacciatori della Preistoria in agricoltori-allevatori, con il passaggio dalla vita mobile a quella stanziale, l’uomo diventerà a breve nuovamente un nomade, intendendo con ciò che gli elementi basilari della sopravvivenza non saranno più identificabili in un solo luogo geografico, ma sarà il mondo globale il nostro nuovo spazio di vita e il raggio di azione in cui ci muoveremo.

Grazie a Internet e allo sviluppo delle tecnologie mobili a esso legate siamo in grado di muoverci in giro per il mondo, liberamente, stando sempre connessi, portando tutto ciò che ci occorre per lavorare nel nostro laptop o, ancora meglio, spostando documenti, contatti, software direttamente negli spazi di archiviazione disponibili online: è un nuovo nomadismo, digitale. I luoghi del dibattito sociale, dell’incontro, delle nuove opportunità professionali e di business si sono ormai spostati dagli spazi fisici a quelli virtuali dei Social Network e delle startup e i nostri interlocutori sono i milioni di utenti della Rete sparsi per il mondo.

E’ lo spazio virtuale di Internet il non-luogo dove ci troviamo a scambiare idee, emozioni, esperienze, a condividere progetti e far nascere piccole imprese.

Molti pensano a un rischio di isolamento personale, di perdita di senso della spazialità e del reale: basta però fare un giro in Rete per rendersi conto di come questa assoluta libertà di esprimersi, di raggiungere chiunque, di dimostrare cosa si è e cosa si è in grado di fare, abbia già creato delle sinergie impensabili nel mondo offline, spingendo le persone a condividere, collaborare, progettare insieme.

Nessuno escluso: chi non vive o non nasce nelle città dove nascono mode, tendenze e opportunità, o dove si verificano i grandi eventi, non è più penalizzato a priori: nel nuovo nomadismo il luogo dove ci troviamo non sarà più determinante per affermarci e per emergere. 

E questo è solo uno dei piccoli grandi miracoli democratici di Internet.

di Alberto Mattei