Alla fine Antonio Di Pietro l’ha fatto davvero. È arrivato a Palermo per Leoluca Orlando quando aveva dato la sua parola che sarebbe venuto nel capoluogo siciliano a fare campagna elettorale al vincitore delle primarie del centrosinistra. E invece s’è rimangiato la parola e adesso appoggia il suo portavoce Leoluca Orlando che si presenta, puntuale come una cambiale, a ogni elezione.

Ora, a parte il fatto che pagare Orlando per fare il portavoce di Di Pietro (quando è sempre Di Pietro che parla) è veramente uno spreco di soldi (nostri), ma vogliamo veramente che Orlando diventi sindaco di Palermo ancora una volta? Lo stesso Leoluca Orlando Cascio (da anni senza l’ultimo cognome, troppo imbarazzante) che ha creato i 7000 Lavoratori Socialmente Utili (gente che per anni è stata pagata per non lavorare)? Lo stesso Leoluca Orlando che accusava Giovanni Falcone di tenere “le carte nei cassetti” e di fare, proprio contro il magistrato, un esposto al CSM? Lo stesso Orlando che nel 2007 si allea con l’Udeur di Mastella?

Ma ricordiamoci che Leoluca Orlando è anche lo stesso che, decidendo di non pagare la Farsura Costruzioni (quando era sindaco), sta esponendo il Comune di Palermo a un contenzioso che potrebbe costargli 130 milioni di euro e anche di più. Ma cosa ben più grave è che Leoluca Orlando è lo stesso che quando era sindaco di Palermo ha lasciato la carica per presentarsi alle elezioni regionali dove ha perso (e di brutto) contro Totò Cuffaro. E grazie a questa mossa Palermo s’è ritrovata nelle mani di Diego Cammarata per dieci lunghi anni. E in questi dieci anni, Leoluca Orlando s’è presentato anche (ci mancherebbe) alle elezioni a sindaco nel 2007 dove ha perso di brutto anche stavolta e, come da copione orlandiano, ha gridato subito ai brogli (che effettivamente c’erano ma che non avrebbero inficiato la vittoria di Cammarata).

Adesso il copione si ripete: altre votazioni, altri brogli. E non importa se il collegio dei garanti (nominato anche da Orlando e Italia dei Valori) composto da Giuseppe Verde, Antonio Scaglione e Giuseppe Di Lello (mica la Banda Bassotti) abbia esaminato gli atti e i conteggi e decretato la validità delle primarie vinte da Ferrandelli. Oggi Leoluca Orlando, per l’ennesima volta si presenta alle elezioni a sindaco di Palermo perché lui “il sindaco lo sa fare”. E lo abbiamo visto (poche righe sopra).

Ma chi pensa che Leoluca Orlando si sia candidato per il bene di Palermo, commette un grande errore. Leoluca Orlando si sta candidando solo ed esclusivamente perché, finché Orlando sarà in vita, nessuno deve essere ricordato come un buon sindaco. Né tanto meno quello che una volta era il suo pupillo e che oggi dimostra di essere un ragazzo che, a soli trentuno anni, ha il carattere e la voglia (oltre alla capacità) di fare davvero il sindaco perché ama Palermo e non se n’è mai andato dalla città.

E tornando a Tonino Di Pietro: l’ho sempre ammirato per la sua schiettezza, per il suo essere “pane al pane, vino al vino”. Ma questa volta, mi sa che con il vino ha un po’ esagerato. Eh sì, perché se si dice che basterebbe la regola secondo la quale “i condannati non possono essere candidati” e poi non ci si ricorda che Leoluca Orlando è un condannato in via definitiva per diffamazione, mi sa che è arrivato il momento di cominciare a bere solo acqua.

Anche perché, avere un sindaco condannato in via definitiva sarebbe l’ennesima umiliazione per Palermo. E i palermitani, da Ciancimino a oggi, sono stanchi di essere umiliati a causa dei soliti quattro vecchi che non vogliono che Palermo cambi in meglio.

di Tony Troja