Questa settimana il governo salva Italia ha fermato l’istituzione di un fondo da 150 milioni di euro per l’assistenza ai disabili gravi che restano soli, cioè senza familiari che li possano accudire: Cecilia Guerra, sottosegretario alle Politiche sociali, ha dato parere negativo al provvedimento all’esame della Camera dal 2010. Perché? Secondo il sottosegretario non sarebbe “stato seguito il metodo giusto”. Quindi è stato chiesto un ripensamento alla Commissione: il tema è molto importante “da trattare però nell’ambito di una politica di programmazione più generale”.
Il sottosegretario non ha torto quando spiega che i disagi legati alla disabilità, psichica e mentale, sono tanti. E che i tagli al welfare sono stati progressivi negli anni, per cui ora non è semplice tappare questa dolente falla. Non significa che non bisogna provarci. Dal 2013 non dovrebbero più esserci fondi nazionali per le politiche sociali, per via del federalismo fiscale. “In questo momento abbiamo il 37% delle risorse in meno”, ha spiegato al fattoquotidiano.it Pietro Barbieri, presidente della Federazione italiana superamento handicap. “Il fondo per le politiche sociali è passato da 929,3 milioni di euro nel 2008 a meno di 220 milioni nel 2011, e non è stato finanziato quello per la non autosufficienza con un taglio netto di 400 milioni. Il comune di Torino sta tagliando il 30% dei servizi sociali, così come la Lombardia, in meridione si rischia di arrivare al 70% di tagli”.
In Italia, secondo il Censis, ci sono 4,1 milioni di persone disabili (il 6,7% della popolazione), 2,6 milioni in condizioni particolarmente gravi. Chi si occupa degnamente di loro? La fata turchina? Giustamente il capogruppo Idv in Commissione Affari Sociali Antonio Palagiano ha detto: “Bloccare il fondo di 150 milioni per i disabili è una decisione grave e controproducente. Tagliarlo addirittura è un atto di inciviltà politica. Questo governo si dimostra sempre più amico dei banchieri e delle lobby economiche e finanziarie e sempre meno attento alle reali necessità dei cittadini”. Non ci crediamo?
Di questa settimana è anche la notizia che 7,6 milioni di pensionati (il 45,4% del totale), percepiscono un assegno inferiore ai mille euro al mese. A rischio di sembrare demagogici corre l’obbligo di far notare che altre spese non sono state toccate. Per esempio quelle di una politica che sotto gli occhi di tutti dimostra quotidianamente la propria indegnità, tra diamanti, lingotti d’oro, inconsapevoli dimore pagate o ristrutturate, stili di vita da sultani. Oppure i grandi patrimoni finanziari, praticamente graziati dalla manovra Monti. Senza contare gli sprechi di enti inutili, tipo le Province, come facevano notare Stella e Rizzo sul Corriere di ieri. Non c’è davvero modo di chiedere di più a chi ha di più, per aiutare chi sta peggio?
Le mense della Caritas si riempiono di nuovi poveri, aumentano i suicidi legati al disagio economico. L’efficiente governo dei professori tutto questo lo vede? Avverte la paura delle persone, che si sentono sempre più fragili e non garantite dallo Stato? L’equità sociale non è una voce di bilancio, esiste anche un “conto economico” della civiltà: il nostro è sempre più in rosso. Lo Spread non è l’unico valore: questo dovrebbero saperlo perfino i tecnocratici che siedono sui banchi dell’esecutivo con il mandato della contabilità chirurgica.
Il Fatto Quotidiano, 29 aprile 2012