A scuotere le coscienze, un anno dopo la mobilitazione per Se non ora quando, è stato un omicidio: quello di Vanessa Scialfa. Aveva 20 anni, è stata uccisa dal fidanzato con il quale aveva deciso di convivere da qualche mese ad Enna. E’ la 54esima donna che ha perso la vita quest’anno dopo aver subìto violenza da un uomo a lei vicino. Cambiano nomi, età, città, scenari, motivi, ma gli assassini restano mariti, fidanzati, amanti, padri, fratelli. Oltre all’episodio di Vanessa la cronaca parla anche della sequenza di aggressioni a Milano (dove comunque le violenze sono in calo). 

Così ecco l’appello di Loredana Lipperini e Lorella Zanardo, del comitato promotore di Se non ora quando. “Le notizie li segnalano come omicidi passionali, storie di raptus, amori sbagliati, gelosia – scrivono – La cronaca li riduce a trafiletti marginali e il linguaggio le uccide due volte cancellando, con le parole, la responsabilità. E’ ora invece di dire basta e chiamare le cose con il loro nome, di registrare, riconoscere e misurarsi con l’orrore di bambine, ragazze, donne uccise nell’indifferenza”.

“Queste violenze – continua l’appello – sono crimini, omicidi, anzi femminici. E’ tempo che i media cambino il segno dei racconti e restituiscano tutti interi i volti, le parole e le storie di queste donne e soprattutto la responsabilità di chi le uccide perché incapace accettare la loro libertà”.

Le adesioni sono già centinaia. Ci sono politici come Susanna Camusso, Nichi Vendola, Pierluigi Bersani, Massimo D’Alema e Renata Polverini; scrittori come Roberto Saviano, Raffaele La Capria, Rosetta Loy, Emanuele Trevi ed Erri De Luca; attori e cantanti come Valentina Lodovini, Kasia Smutniak, Valerio Mastandrea, Giorgia; giornalisti come Dario Di Vico, Ritanna Armeni, Peter Gomez e le loro colleghe di Giulia (Giornaliste Unite Libere Autonome), docenti e accademici come Giuliano Amato e Nadia Urbinati. E poi decine e decine di associazioni e persone comuni. 

Su twitter Bersani ha scritto: “Si uccidono le donne. Le uccidono i maschi. È ora di dirlo, di vergognarcene, di fare qualcosa per stroncare la barbarie”. Anche Saviano ha usato il social network per sottolineare la sua adesione: “È una mattanza: 54 donne uccise dall’inizio dell’anno per mano di mariti, fidanzati, ex. È ora di chiamare questa barbarie femminicidio“.

“Ancora una volta come abbiamo già fatto un anno fa, il 13 febbraio, chiediamo agli uomini di camminare e mobilitarsi con noi, per cercare insieme forme e parole nuove capaci di porre fine a quest’orrore – conclude l’appello – Le ragazze sulla rete scrivono: con il sorriso di Vanessa viene meno un pezzo d’Italia. Un paese che consente la morte delle donne è un paese che si allontana dall’Europa e dalla civiltà. Vogliamo che l’Italia si distingua per come sceglie di combattere la violenza contro le donne e non per l’inerzia con la quale, tacendo, sceglie di assecondarla”.