L’Autorità Garante per le Comunicazioni si avvia verso la scadenza del mandato e c’è da capire se, anche al tempo delle “gestioni tecniche”, i partiti inizieranno a girarle intorno come pescecani. Il 2 maggio il presidente uscente Corrado Calabrò illustrerà il bilancio finale che traccerà un quadro dell’attività dell’Agcom dal 2005 a oggi.

Dopo il decreto “Salva Italia” il nuovo consiglio (il vecchio scade a metà maggio) sarà composto dal presidente più 4 commissari (due nominati dalla Camera e due dal Senato) anziché 8. La designazione del presidente spetta invece al presidente del Consiglio su proposta del ministro dello Sviluppo economico. Quello che resta, però, è che la gestione delle nomine dell’Authority sembra rimanere cosa “privata” di Parlamento e governo. In più, con il taglio del numero dei commissari (nel quadro di revisione della spesa), emerge un pericolo di ulteriore carenza di partecipazione, perché l’attuale maggioranza di governo potrebbe banalmente dividersi le nomine dei quattro membri a fianco del Garante. Infine i commissari potrebbero essere, sì, di chiamata “tecnica”, ma sempre indicati dai partiti (quindi competenze di alta qualità, ma con un timbro della maggioranza).

Il conflitto di interessi, insomma, pesa anche senza Silvio Berlusconi alla guida del governo, il quale tuttavia non ha mancato di far pesare la sua opinione, registrata da un’intervista di Gente, con la quale ha scacciato qualsiasi intenzione di bloccare la Gasparri con particolare riferimento alla Rai: “Lo scorso anno la Rai ha chiuso con un bilancio in attivo, non c’è quindi necessità di un commissariamento. C’è già una legge che ne regola la governance e non vedo l’utilità di cambiarla”. Intanto Michele Santoro conferma l’intenzione di candidarsi a direttore generale, in ticket con Carlo Freccero presidente: “Monti può scegliermi, ho tante qualità” sorride a Tv Talk, su Rai3. La conferma oggi a In mezz’ora, da Lucia Annunziata.

Anche la nuova autorità, dunque, rischia di essere come minimo sotto il controllo dei partiti e come massimo, come aveva già scritto il Fatto.it, sotto il controllo di B. 

Dunque partono anche le controproposte. A fare i nomi – per l’Agcom, ma anche per la Rai – è l’associazione Articolo 21: alcuni nomi sono più praticabili, altri sono quasi provocatori.

Per la presidenza della Agcom Giuseppe Giulietti ricorda i nomi dei giuristi Stefano Rodotà, Gustavo Zagrebelsky, Valerio Onida, Lorenza Carlassare, Alessandro Pace: “Sono tutte e tutti studiosi emeriti, ma soprattutto guardiani dell’interesse generale contro ogni conflitto di interessi. Il professor Monti può mettere in discussione i loro profili?”. Poi esistono candidature di indiscutibile competenza, “fuori dai soliti giri”: l’avvocato Guido Scorza e il professor Arturo Di Corinto, tra i massimi esperti delle rete e dei suoi “nemici”. Ed ancora la professoressa Giovanna De Minico, ordinaria di diritto costituzionale, il professor Roberto Mastroianni, ordinario alla Federico  II di Napoli, Domenico D’Amati, Vincenzo Roppo, esperto di normative anti trust e di tutela della concorrenza.

Visto che i destini dell’Autorità garante e la Rai sembrano sempre un po’ simili e un po’ incrociati tra loro. Articolo 21 mette giù la lista dei nomi anche per l’azienda di servizio pubblico: Roberto SavianoMichele Santoro, Carlo Freccero. Ma non solo: “Perché non proporre Tana De Zulueta, giornalista di scuola anglosassone, da sempre impegnata sul fronte della liberazione della Rai dalla invadenza dei governi e dei partiti? Come lei altre donne coraggiose e capaci quali Concita De Gregorio, Sandra Bonsanti, presidente di Giustizia e Libertá, Lorella Zanardo, autrice del “Corpo delle donne”, Cristina Comencini, regista, tra le promotrici di “Se non ora quando”, Giorgio Gori, a lungo autore e produttore per la tv”. E ancora: Federico Orlando, storico collaboratore di Indro Montanelli, Paolo Mieli, Giulio Anselmi, Giovanni Valentini.

“Potremmo proseguire, perché non sono i nomi a mancare, ma la volontà istituzionale e politica a prestare ascolto – conclude Giulietti – Allora questa volta bisognerà rompere i piatti e farsi ascoltare comunque.  Articolo 21, insieme a vogliamotrasparenza.it e al Fatto, raccoglierà tutte le proposte di candidatura per la Autorità di garanzia per le comunicazioni, per quella sulla privacy e per la Rai. Tutte le proposte saranno consegnate formalmente al governo e alle presidenze delle Camere;  su queste proposte  chiederemo una discussione dentro e fuori il Parlamento. Dovranno almeno essere costretti a spiegare ogni passaggio di un processo che, almeno per ora, è circondato dal silenzio e da una inquietante ed ‘incappucciata’ oscurità”.