Aveva investito un ragazzino di dodici anni sulle strisce pedonali a Roma, ma era fuggita. Una testimone però aveva appuntato la targa dell’Opel Agila grigia che aveva travolto la vittima, ancora ricoverata in ospedale. Poco dopo era stato fermato un pregiudicato che si era addossato la colpa; per amore della compagna, con precedenti, aveva dichiarato di essere lui il pirata della strada. Il suo racconto, le dichiarazioni di chi c’era in vai Maffi e anche le immagini di un cinema in zona Primavalle, hanno permesso alla Polizia una ricostruzione diversa di quanto accaduto. E’ così ieri sera è stata arrestata la donna che dopo l’impatto era fuggita via senza dare aiuto al dodicenne, ricoverato in condizioni gravissime al Policlinico Gemelli.

Agli investigatori la donna, D. Z., ha raccontato la verità e ora è agli arresti domiciliari. Il suo compagno, 38 anni, aveva mentito per evitare che la donna, che guidava senza tutore al braccio per un precedente incidente e sotto l’effetto di farmaci, potesse perdere l’affidamento del figlio. La sua capacità motoria e il livello di attenzione erano quindi compromessi quando investì il dodicenne. Oltre che di lesioni personali gravissime e omissione di soccorso dovrà rispondere anche del reato di calunnia perché quando l’auto era stata rintracciata la donna aveva confermato le dichiarazioni del compagno. Nel settembre del 2007 a Milano un anziano fu travolto, trascinato per diversi metri e ucciso da un’auto pirata guidata da un nomade. In quel caso fu la fidanzata a rispondere dell’omicidio e arrestata. Poco dopo le indagini dimostrare che alla guida della vettura c’era un venticinquenne con diversi precedenti penali. Di fronte a un’accusa di omicidio volontario la donna aveva confessato tutto. In appello il pirata killer è stato condannato a 18 anni di reclusione. 

Le vittime della strada sono in costante aumento. Secondo i dati raccolti dall’ osservatorio il Centauro-Asaps, l’associazione sostenitori della Polstrada, per esempio il 2011 è stato l’anno record. Il numero di episodi segnalati (pirateria grave) è aumentato del 45%, con 852 fughe dopo l’incidente rispetto alle 585 del 2010. Molte si riferiscono a scontri gravissimi che hanno causato 127 morti, aumentati del 29% rispetto alle 98 vittime del 2010, e 995 feriti (+33%). Nei casi mortali il 35% dei pirati guidava in stato di ebbrezza e/o sotto l’effetto di stupefacenti. La pirateria è un fenomeno principalmente maschile: sono solo il 10% le donne pirata identificate nel 2011. Ancora elevata la percentuale dei pirati stranieri, pari al 24%. E nel 2012 l’Asaps ha già rilevato 248 episodi gravi, con 28 morti e 327 feriti. In aumento i casi di pirateria femminile con un aumento nel 2012 del 15%, nel 2009 erano il 6%”.

Chi ha la peggio sull’asfalto sono le “utenze deboli”: fra i 127 morti ci sono 72 pedoni e 16 ciclisti. Le regioni più colpite dal fenomeno sono la Lombardia con 143 episodi, l’Emilia-Romagna (99), il Lazio (82), poi Campania, Veneto e Toscana con rispettivamente 79, 72 e 72 casi. Spesso a farne le spese sono i minori (11% dei casi mortali); sono stati quattro nel 2011 i bambini uccisi in scontri causati da un pirata. Quelli che investono e scappano sono identificati in due casi su tre (nel 73% nel caso di episodi mortali), fra le cause che determinano la fuga, oltre allo stato di ebbrezza e alla paura di perdere punti, si aggiunge anche la scopertura assicurativa di molti veicoli.