“Trionfo della classe media” dice il Foglio (in rosso e in prima pagina). In effetti è quasi vero: c’è il Trionfo della classe media in India e in Cina. Da noi, un po’ meno. Da noi continua l’Età dell’Ignoranza nel leggere numeri, statistiche e altre cose complicate.

L’ineffabile quotidiano del superintelligente Ferrara cita (dal Financial Times, che cita da un rapporto di un centro studi parigino) le conclusioni senza appello: tra poco la “middle class” sarà maggioranza: “Merito dei tanto vituperati mercati che, con buona pace di No Global e Indignati, hanno portato il benessere dove le ricette stataliste o la politica degli aiuti aveva  fallito”. Il riferimento è ai paesi emergenti, ma da noi che succederà? “Certo – risponde l’autore dell’articolo Ugo Bertone – il fenomeno può essere interpretato anche come il tramonto della supremazia culturale e politica dell’ovest” e si ferma qui.

La parola “tramonto” ha suscitato in me delle insane curiosità e così sono andato a vedere il testo originale del rapporto dello European Union Institute for Security Studies per capire cosa sarà di noi (che i cinesi vogliano strafogarsi di borse Prada va bene, ma le mie nipotine pesaresi come se la caveranno nel 2030?). Risposta: “In the EU and the US, close to 100 percent of the population will count as either middle class or rich according to the absolute definition of middle class used in this report (income between 10 and 100 USD/day)”.

Traduzione, a beneficio dei distrattoni del Foglio che avevano saltato la pagina: il 100% di noi occidentali se la passerà benone (compreso il lavavetri al semaforo) se adottiamo il criterio di inserire nella classe media chi guadagna tra 10 e 100 dollari al giorno, ovvero tra 7,25 e 72,50 euro. Ora, quel po’ di matematica che avevo imparato a suo tempo dalle suore imeldine mi dice che 7,25 euro al giorno fa 217 euro e mezzo al mese, cioè meno della metà delle pensioni minime su cui i giornali si erano scandalizzati l’altroieri. Non c’è dubbio che a 217,50 euro al mese siamo tutti classe media, magari il problema è se questa cifra permetta di mettere insieme un piatto di pasta a mezzogiorno e un caffelatte la sera, dopo aver pagato l’affitto e la bolletta della luce.

Il dubbio dev’essere venuto anche al sig. Alvaro de Vasconcelos, che ha curato il rapporto, e in effetti a p. 28 si dice: “While this definition is useful to illustrate the massive reduction of abject poverty in emerging and developing countries, it is less suitable to determine the relative size of the middle class in advanced economies”. Giusto: questo criterio sembra meno utile per decidere se riusciremo a combinare il pranzo con la cena, peccato che nello studio non si sia adottato un criterio più utile.

Ci sarà il trionfo della classe media ma non si sa se buona parte di essa dormirà dentro i cartoni sotto il portico. Il rapporto, a p. 12, ammette che siamo di fronte a un futuro di “greater resource scarcity and persistent poverty, compounded by the consequences of climate change”, ovvero “povertà persistente”, ma fa finta di niente e tira dritto: se guadagnate 7,25 euro al giorno siete nella classe media e non lamentatevi.

Il criterio di includere chi guadagna 10 dollari al giorno nella classe media è stato inventato dagli economisti che si occupano di paesi in via di sviluppo per distinguere chi vive sostanzialmente in un’economia di sussistenza, con meno di due dollari al giorno, da chi è inserito in un circuito di piccoli lavori artigianali, o in una economia agricola relativamente più produttiva: in confronto a chi fruga nei rifiuti per sopravvivere, chi aggiusta biciclette o riesce a vendere le sue cipolle al mercato è parte della classe media brasiliana, indiana o cinese.

Il problema è che i 10 dollari del Bangladesh (dove permettono a una famiglia di quattro persone di cavarsela discretamente) non sono i 10 dollari di Roma, Milano o Bologna, dove bastano solo per due cappuccini e due cornetti: non a caso, in un’Europa con venticinque milioni di disoccupati, i sapientoni dello European Union Institute for Security Studies, seguiti dai trombettieri del Foglio, scrivono che il 100% di americani ed europei fa parte della classe media. Adesso che lo sappiamo possiamo dormire tranquilli.