Berlusconi, la Lega Nord e la destra che negli ultimi anni ha governato l’Europa, ma soprattutto Beppe Grillo. È contro il leader del Movimento 5 Stelle che dal palco elettorale di Parma Pierluigi Bersani muove le maggiori critiche, sulla scia polemica degli ultimi giorni, arrivandolo a paragonare perfino a Berlusconi. “Quando se la prende con i controlli della Finanza sugli esercizi commerciali di Cortina incita all’odio sociale – afferma il segretario nazionale del Pd – è una cosa che mi sarei aspettato da Berlusconi”. Di Grillo Bersani riconosce l’aver portato partecipazione su temi a cui è necessario rispondere, ma “poi ha preso una piega diversa, pescando da tutte le parti e virando sul qualunquismo. In ogni caso non è lui che mi preoccupa, ma il disagio della gente”.

Tra gli esempi negativi citati dal leader del Partito democratico, c’è anche l’invito dell’ex comico a uscire dall’euro: “Possiamo anche metterci della carta straccia in tasca e andare in mezzo al Mediterraneo per vedere se qualcuno ci prende”, ribatte Bersani, che torna con parole dure anche sull’attacco di Grillo a Napolitano: “Ha detto parole impronunciabili, non si permetta, e non perché sono contro il presidente della Repubblica, ma perché sono contro Giorgio Napolitano. Anche se ha 80 anni, per me è candidabile domani mattina”.

Durante il comizio elettorale a sostegno del candidato sindaco della coalizione di centrosinistra Vincenzo Bernazzoli, Bersani mette in guardia i cittadini non solo da Grillo, ma da tutti “i salvatori della patria: abbiamo già dato – precisa tra gli applausi – ed è inutile che altri provino a scimmiottare Berlusconi. Di uno come lui anche il Creatore ha perso lo stampino”. Altri attacchi si spendono per la Lega Nord e per i partiti in via di restyling. “Basta con il populismo e le nuove invenzioni – continua il leader del Pd – E basta metterci sullo stesso piano degli altri partiti. Noi possiamo permetterci di dire a Monti quello che va o che non va, ma gli altri stiano zitti perché i problemi che abbiamo sono quelli che ci hanno lasciato”.

Il leader del Pd lancia quindi la propria idea sui partiti e richiama la necessità di una legge che li regoli. “I nostri partigiani, e lo dico a Grillo, nella Costituzione hanno messo anche l’articolo 49 che prevede la formazione dei partiti”, continua Bersani, ribadendo poi l’importanza di partiti costituiti non sul consenso ma su precise regole, e non basati su personalismi, ma su idee e proposte.

Di fronte a Bersani c’è una platea di migliaia di persone e in prima fila, tra gli altri, spicca il presidente della Regione Vasco Errani che saluta i presenti abbracciando Giorgio Pagliari, l’ex capogruppo del Pd in consiglio comunale a Parma e protagonista dell’opposizione alla giunta Vignali, che pur non essendo candidato in lista con Bernazzoli ha dato il proprio appoggio alla campagna elettorale.

Bersani ripercorre il fallimento europeo sotto la guida dei partiti della destra, che passa per quello dell’Italia e infine per Parma, dove “si è vissuto in piccolo tutto il berlusconismo, con le grandi opere, i debiti, i privatismi, la propaganda. Il risultato finale, sotto gli occhi di tutti – dice – è una città umiliata, tradita e depredata”. Per questo il Partito democratico propone, a livello locale come a livello nazionale, la propria ricetta per la rinascita. “La nostra proposta – conclude Bersani – è un centrosinistra di governo che riunisca le forze moderate, democratiche e costituzionali non disposte a dare il comando ai berlusconisti, ai leghisti, ai populisti che portano alla rovina, come Vignali e chi l’ha inventato”. Bersani si appella a una democrazia fondata su salde basi costituzionali e sui partiti, “che devono occuparsi non delle nomine aziendali, come i vertici Rai o di quelle dei sindaci, ma dei problemi reali dei cittadini”.