Anche nelle discipline sportive paralimpiche si bara. Nulla oramai nello sport sembra immune alla truffa e all’imbroglio. L’ultimo inganno in ordine di tempo lo rivela il settimanale tedesco Der Spiegel, ed è una ferita profonda per la Germania. Si tratta di Yvonne Hopf, che in patria era considerata un esempio di eccellenza morale e sportiva, dopo che alle Paralimpiadi di Atlanta nel 1996 aveva vinto 5 ori nel nuoto. Tutti credevano che Yvonne, impossibilitata a vedere la piscina, nuotasse misurando il tempo e lo spazio solo tramite le sue ampie bracciate. E la adottarono come simbolo di coraggio e perseveranza. Nel 1996 aveva solo 18 anni, e sembrava all’inizio di una prodigiosa carriera. Invece no, dopo quel trionfo l’inspiegabile oblio: la ragazza sparisce nel nulla e quattro anni dopo non si presenta a Sidney.

Ora la verità è venuta a galla, per la truffaldina nuotatrice. Durante una visita medica subito dopo i giochi di Atlanta è stato infatti certificato che Yvonne non soffriva di cecità ma era ipovedente, con una capacità visiva che superava il 10 per cento e quindi di molto superiore ai limiti consentiti per partecipare alle Paralimpiadi. Tant’è che qualche anno dopo i trionfi di Atlanta, racconta ancora Der Spiegel, Yvonne ha pure preso la patente. “Noi i test li facciamo e sono anche molto accurati – spiega alla rivista tedesca lo psicoterapeuta Jürgen Schmid – Ma se uno vuole simulare un handicap può farlo abbastanza facilmente”.

La notizia della frode della nuotatrice tedesca arriva a pochi mesi di distanza dallo scandalo che ha visto coinvolta l’atleta olandese Monique van der Vorst. Anche lei campionessa paralimpica, con due argenti a Pechino 2008 nell’handbike. Nel 2010 Monique racconta al mondo il suo miracolo: costretta da 13 anni su una sedia a rotelle, a seguito di una paralisi che le ha colpito la gamba sinistra quando era adolescente, ha ricominciato a camminare. Le foto della bella atleta in piedi, di fianco alla sedia a rotelle che non utilizzerà mai più, fanno il giro del mondo. E l’anno dopo la ‘miracolata’ Monique partecipa anche alla mini maratona non competitiva di 4 Km a Roma. Poi quest’anno la confessione.

Non si è verificato nessun incantesimo, Monique camminava già prima, già ai tempi in cui aveva vinto gli argenti a Pechino. A dire il vero lo sospettavano in molti. Soprattutto i colleghi, che al termine di una serata di gala in cui l’atleta era stata eletta ‘sportiva disabile dell’anno’ in Olanda nel 2009, l’avevano vista camminare nel parcheggio e caricare la sua carrozzina in macchina. Lo stesso sospetto che è venuto agli spettatori delle Paralimpiadi Invernali di Torino 2006 quando hanno visto un’atleta russa presunta non vedente voltarsi verso il tabellone al termine della gara. Ma a Sidney 2000 è successo di peggio.

Quest’estate, alle Paralimpiadi di Londra 2012, ritorneranno le gare per atleti con disabilità intellettive e relazionali (seppur limitate a sette in tre discipline) che non si disputavano appunto da Sidney 2000: dove avvenne la madre di tutte le truffe. La squadra spagnola di basket fu infatti costretta a riconsegnare le sue medaglie d’oro dopo che il giornalista investigativo Carlos Ribagorda, che subodorando l’inganno era riuscito a diventare membro della squadra, ha rivelato sulla rivista Capital che ben dieci giocatori su dodici non avevano alcun tipo di disabilità. Per quella vicenda è stato costretto a dimettersi il presidente della Feddi (Federazione spagnola degli sport degli handicappati mentali) Martin Vicente, dopo che il Cip (Comitato Internazionale Paralimpico) lo ha accusato di frode con lo scopo “di vincere più medaglie e aumentare le sponsorizzazioni”.

Lo sport spagnolo in quelle Paralimpiadi era infatti risultato eccessivamente vincente, avendo conquistato la bellezza di 107 medaglie d’oro. E così al ritorno in patria, a seguito dello scandalo del basket, si scoprì che il Feddi non esigeva dagli atleti alcuna visita medica specialistica per accedere alle Paralimpiadi, ma solo un’autocertificazione. Il Cip, a seguito di questa truffa da loro definita “una delle peggiori offese allo sport”, ha sospeso tutte le gare sportive ufficiali per atleti con disabilità intellettive e relazionali, che riprenderanno solo quest’anno. Qualcuno forse credeva ingenuamente che sulle disabilità non si potesse mentire, non tenendo in conto che oramai tutto lo sport, per atleti abili o disabili, è una macchina da soldi, e che quindi i valori etici e morali sono da tempo sottoposti alla pressione del denaro. Poi la triste scoperta, che non di solo doping si bara.