Una cosa avevamo buona rispetto agli altri Paesi: la lunga aspettativa di vita e lo stato di salute. Adesso non più. La crisi economica e le tasse si stanno ‘mangiando’ anche quelli. Gli italiani, per far fronte a risorse sempre più risicate, tagliano infatti dove possono, a partire da cibo e sport, consumano più farmaci antidepressivi e sono più a rischio di suicidio. Non solo. Aumentano i fattori di rischio, diminuisce la risposta dei servizi pubblici e le Regioni risparmiano sulla prevenzione, erodendo la ‘rendita’ del Paese sia in termini di salute dei cittadini sia sul versante sanitario. Fenomeno particolarmente evidente nelle Regioni sottoposte a piani di rientro, che hanno l’aspettativa di vita più bassa del Paese. Una situazione che si avvia all’insostenibilità, secondo il Rapporto Osservasalute 2012 (su dati del 2011) sullo stato di salute della popolazione e la qualità dell’assistenza sanitaria italiana, presentato all’Università Cattolica di Roma.

La quota di italiani che potrebbe ‘scivolare’ sotto la soglia di povertá è di ben una famiglia su 4. “Oggi il 15,5% delle famiglie italiane è in stato di povertá accertata – spiega Walter Ricciardi, direttore dell’Osservatorio nazionale per la salute nelle Regioni italiane –. Noi stimiamo un possibile aumento del 7% per effetto della situazione attuale e questo significa, appunto, che il pericolo povertá arriverá a toccare ben 1 famiglia su 4″. L’Italia, avverte l’esperto, ”è ancora indietro per quanto riguarda le diseguaglianze sociali, con sempre più profonde differenze Nord-Sud. Ai campanelli di allarme sul livello di insostenibilitá dell’attuale situazione sanitaria non è stato dato seguito, così succede che la rendita di salute degli italiani si va via via riducendo”.

Le prime conseguenze delle ristrettezze economiche si vedono a tavola: si rinuncia a frutta e verdura, ormai un lusso per pochi (per la prima volta dal 2005 c’è un calo del numero di porzioni consumate al giorno: 4,8% contro 5,7%) e a consumarne di più sono coloro che spesso mangiano nelle mense. Costretti a fare economia, si taglia anche sulle attività sportive. Altro dato allarmante è l’aumento del consumo di farmaci antidepressivi, quadruplicato in 10 anni, a causa del disagio diffuso dilagante, rileva il Rapporto, scatenato dalle difficoltá socio-economiche. L’attuale crisi inoltre, potrebbe portare a un incremento dei suicidi: i dati mostrano anche per l’Italia un aumento del numero di suicidi tra il 2006, quando i casi registrati erano 3.607 e il 2008, che si è chiuso con 3.799 casi, e delle morti correlate all’abuso di alcol e droghe.

E se da un lato aumentano i fattori di rischio per la salute (cioè un’alimentazione scorretta, poca attività fisica, e l’uso di alcol e droghe), dall’altro diminuisce la risposta dei servizi pubblici e le Regioni risparmiano sulla prevenzione. Le scelte di politica sanitaria sembrano inoltre peggiorare ulteriormente il quadro. “Le ultime manovre economiche – rileva Ricciardi – hanno portato al ridimensionamento dei livelli di finanziamento dell’assistenza sanitaria già dal 2012, all’introduzione di ulteriori ticket, a tagli drastici nei trasferimenti alle Regioni e alle municipalità dei fondi su disabilità e infanzia. Peraltro questi tagli non riducono l’inappropriatezza di molti interventi sanitari, quindi gli sprechi, non migliorano la qualità delle cure ma, anzi, appesantiscono ancor più le liste di attesa”. Un esempio: nel triennio 2007-2010, l’effetto dei tagli ai servizi e ai farmaci ha portato a una diminuzione del 3,5% della spesa pubblica per i farmaci, determinando però un incremento della spesa privata per i soli farmaci del 10,7%. E, nel futuro, conclude l’esperto, sará sempre peggio: è infatti stimato in 17 miliardi di euro nel 2015 il gap cumulato totale tra le risorse necessarie per coprire i bisogni sanitari dei cittadini e i soldi pubblici, che presumibilmente il Servizio sanitario nazionale avrá a disposizione. Insomma, c’è da stare allegri.