L’Ocse conferma che i salari italiani sono fra i più bassi d’Europa. Nella classifica stilata dall’organizzazione per la cooperazione e lo sviluppo economico, gli stipendi italiani sono al 23esimo (lo scorso anno erano al 22esimo) posto su 34, dietro a Spagna, Irlanda e a tutta l’Europa che conta.

Ieri l’Istat aveva fornito i dati sull’occupazione: a marzo la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,2%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, tocca una differenza di 2,1 punti percentuali, che rappresenta il divario più alto dall’agosto del 1995 quando era pari al 2,4%. Le retribuzioni contrattuali orarie, peraltro, a marzo sono rimaste ferme rispetto a febbraio e salgono dell’1,2% su base annua. La crescita tendenziale è la più bassa almeno dal 1983, ovvero dall’inizio delle serie storiche ricostruite, 29 anni fa.

E i dati Ocse dunque spiegano che la retribuzione netta media di un single italiano senza figli a carico nel 2011 era pari a 25mila e 160 dollari (19mila e 34 euro), inferiore alla media Ocse (27mila e 111 dollari). La cifra è inferiore anche a quella della Spagna (27mila e 741), dell’Irlanda (31mila e 810) e di quella degli altri grandi Paesi Ue, come Francia (29mila e 798 ), Germania (33mila e 19) e Gran Bretagna (38mila e 952).

Il vero problema però sottolinea l’Ocse risiede nella tassazione del lavoro subordinato, infatti il salario lordo era pari a 36mila e 361 dollari (27mila e 508 euro), poco sotto alla media (36mila e 396 dollari).

L’Italia scende dal quinto al sesto posto nella classifica Ocse sul peso delle tasse sui salari. Il cosiddetto cuneo fiscale in Italia è al 47,6 per cento, la media europea si attesta al 35,3%. Rispetto allo scorso anno l’Italia è stata superata dall’Ungheria. L’onere del fisco nel nostro paese per un single senza figli è aumentato di 0,7 punti percentuali, rispetto al 2010, quando si attestava al 46,9 per cento. Nella classifica dei paesi membri dell’organizzazione parigina, aggiornata alla fine dello scorso anno, l’Italia resta dietro a Belgio (55,5%), Germania (49,8%), Ungheria (49,4%), Francia (49,4%) e Austria (48,4%).

I cunei fiscali più bassi sulla stessa base sono stati in Cile (7%), Messico (16,2%) e Nuova Zelanda (15,9%). I più alti per famiglie con due bambini a salario medio sono del 42,3 per cento per la Francia, 40,3 per cento per il Belgio e del 38,6 per cento per l’Italia. La Nuova Zelanda ha avuto il cuneo fiscale piu’ basso per queste famiglie (-1,2%), seguita dal Cile (7%), Irlanda (7,1%) e Svizzera (8,4%). La media dei paesi Ocse era del 25,4%. In tutti i paesi dell’Ocse, tranne il Messico e il Cile, il cuneo fiscale per le famiglie con bambini è inferiore a quello per i singoli individui senza figli. Le differenze sono particolarmente grandi in Repubblica Ceca, Lussemburgo, Belgio, Germania, Ungheria, Irlanda, Nuova Zelanda e Slovenia.