“Come faccio a parlare di legalità ed etica a mio figlio quando molto di quello che vede attorno a sé contraddice i miei insegnamenti?” Dialogando con genitori e insegnanti sento ripetermi spesso questa domanda. E’ lo scoraggiamento di chi teme che i figli siano abbagliati da falsi modelli e valori. E’ la paura che le passioni tristi e vuote rubino spazio agli ideali e ai sogni nostri e dei nostri figli. E invece genitori e insegnanti sono forse gli unici che possono coltivare speranza, perché solo educando i nostri figli possiamo intravedere un futuro diverso e invertire la rotta insensata che stiamo percorrendo.

Non esistono ricette o garanzie di successo; credo però ci siano alcune condizioni imprescindibili perché i valori in cui crediamo non vadano dispersi. Prima di tutto, i più piccoli non sopportano l’ipocrisia: non possiamo convincerli di nulla se prima non dimostriamo loro coerenza nel quotidiano. Predichiamo meno e razzoliamo meglio, soprattutto nelle piccole cose. Dimostriamo loro nei fatti e nelle scelte che davvero crediamo che il bene comune venga prima del nostro tornaconto personale.

In secondo luogo loro hanno bisogno di vedere che i comportamenti etici non sono tanto una scelta d’obbedienza a malincuore, quanto un’adesione convinta che ne valga comunque la pena. La ricompensa del comportamento giusto ed etico è nel comportamento medesimo e non chiede altro; se invece diventiamo cinici e pensiamo sempre solo a quello che ci è dovuto la legalità diventa grigio legalismo, privo di qualsiasi attrattiva per un giovane.

Il bello dell’Italia, si fa per dire, è che qui la legalità non è conformismo borghese ma coraggio rivoluzionario, tanto da far dire a Ennio Flaiano: “mi accorgo che si può essere sovversivi soltanto chiedendo che le leggi dello Stato vengano rispettate da chi ci governa”. E da tutti i cittadini, aggiungo io, specie da coloro che hanno potere e responsabilità.Allora la legalità diventa un orizzonte, un viaggio avventuroso, una sfida quotidiana alle paludi degli interessi privati.

Allora i comportamenti indegni di chi ha responsabilità pubbliche non restano solo desolanti scandali ma diventano occasione di impegno, di testimonianza. La legalità, e con essa la nostra bellissima Costituzione, hanno bisogno della nostra passione. E io credo che i giovani possano appassionarsi alla giustizia, che è davvero il potere dei senza potere (come disse Dubcek), la voce degli ultimi. Allora le maschere dei furbetti che rubano e speculano e quelle di chi diventa famoso solo apparendo e per apparire diventeranno idoli da ridicolizzare e non modelli da scimmiottare.

Facciamo questo gesto folle, profetico e perseverante: seminiamo legalità in questi tempi di vuoto etico e ideale. Porteranno frutto. Anche dentro di noi.