Ci aveva già provato Totò con la Fontana di Trevi, poi è arrivato il turno dei leghisti. Prima Pagliarini con la sua proposta di vendere il Colosseo “per fare cassa” e solo qualche giorno fa Borghezio che, con una provocazione a suo dire abbastanza arguta”, suggerisce di vendere Sardegna, Sicilia e Campania con lo stesso obiettivo.

Adesso è il turno delle Isole Tremiti che, almeno in parte, dovrebbero andare all’asta.

La notizia sembra una bufala, ma a quanto pare non lo è, e associazioni ambientaliste, Wwf in testa, e popolazione locale, sono pronte a dare battaglia. Perché fino a quando si tratta di Totò o di un leghista, siamo nel campo della comicità (con tutto il rispetto per Totò) e uno ci ride su –fino a un certo punto-, ma quando l’idea è del Commissario prefettizio dell’isola, allora la questione si fa seria.

Perché il progetto è di vendere all’asta 7 ettari di terreno edificabile, riempendo le casse del comune con 4 milioni di euro e le isole di metri cubi di cemento. Questi almeno i piani di Carmela Palumbo, la Commissaria, in carica dopo le dimissioni del sindaco Giuseppe Calabrese. Un’operazione che per un motivo o per l’altro vede diversi soggetti contrari, compresa la Regione Puglia che ne contesta la procedura e il significato.

A quanto si apprende, in barba a procedure, buon senso e salvaguardia dell’ambiente, l’iter sta proseguendo e, tra due giorni, l’asta dovrebbe essere fatta.

Ma può un comune svendere il proprio patrimonio naturale per fare cassa?

La scelta di fare cassa con la cementificazione è insensata, ma diventa folle quando si tratta di un patrimonio naturalistico unico che andrebbe salvaguardato il più possibile e non venduto al migliore acquirente. Le isole sono ecosistemi delicati e, allo stesso tempo, piccoli tesori che, se opportunamente utilizzati, possono portare ricchezza con un turismo sano ed ecologico: a Lampedusa era successo un fatto  analogo e, anche in quel caso, la popolazione locale e Legambiente si erano battuti per preservare il territorio e renderlo riserva naturale. Oggi, grazie a quella battaglia, l’Isola dei Conigli, la spiaggia più famosa di Lampedusa, è un paradiso naturale.

È preoccupante questo modo miope con cui un’amministrazione prova a gestire il patrimonio pubblico, come se fosse un’azienda privata, come se si trattasse di vendere la propria auto usata.

Non vorrei che l’andazzo attuale che vede poveri politici che si ritrovano a loro insaputa proprietari di case e avidi cittadini reclamare beni comuni – vedi la vendita dell’Acea, l’azienda municipalizzata della Capitale che gestisce l’acqua – si stia stratificando la convinzione che tutto è lecito per “fare cassa”.

Era stato profetico Lucio Dalla:

frattanto i pesci, dai quali discendiamo tutti, assistettero curiosi al dramma collettivo di questo mondo, che a loro indubbiamente doveva sembrar cattivo, e cominciarono a pensare, nel loro grande mare, com’è profondo il mare…