Dal 1982 al 1988 hanno ripulito dall’amianto i treni delle Ferrovie dello Stato. Oggi, a più di vent’anni dalla chiusura dello stabilimento, gli ex operai della Isochimica di Avellino chiedono giustizia per quella che definiscono una vergogna di Stato: “Il lavoro si faceva a mani nude – dicono – si smontavano i pannelli dai vagoni e si grattava con uno stecchetto di ferro tutto l’amianto attaccato alle pareti”. Secondo i dati in possesso dei lavoratori – che contestano le analisi dell’Asl di Avellino – tra i loro ex colleghi si conterebbero già sette vittime, due malati terminali, un suicida e almeno 105 operai affetti da patologie asbesto correlate. Intanto, la bonifica dell’intera area, cominciata nel 2008, è ancora al palo: dentro i cancelli della fabbrica restano decine di cubi di cemento-amianto e gli scarti di lavorazione sepolti nei 44mila metri quadrati dello stabilimento. E a chi osa denunciare gli interessi economici sull’area arrivano lettere minatorie (si ringrazia la redazione de ilciriaco.it)  di Andrea Postiglione