Maxi ponte per il Consiglio regionale lombardo. Che si prende una pausa di ben tre settimane dalle polemiche per i suoi nove membri indagati e dagli imbarazzi per lo scandalo sanità. La solita seduta del martedì domani non ci sarà. Del resto è la vigilia della festa della Liberazione: tutti a casa, quindi. E martedì prossimo si replica, visto che è il primo maggio.

Una vacanza niente male per “la terza assemblea legislativa del Paese”, come è solito definirla l’ex presidente del Consiglio regionale, il leghista Davide Boni. Quasi ex, a dire il vero. Perché lui, le dimissioni, le ha annunciate a margine dell’ultima seduta, il 17 aprile scorso. E le ha formalizzate il giorno dopo. Ma poi l’Aula non si è più riunita per prenderne atto. Così Boni resta in carica fino al prossimo 8 maggio, quando i consiglieri torneranno tra i banchi del Pirellone. Non si poteva proprio lavorare il 24 aprile? “Certo che si poteva fare. Magari non c’erano punti da mettere all’ordine del giorno”, risponde Massimiliano Orsatti, giovane compagno di partito di Boni e tra i papabili per la sua successione. “In ogni caso il lavoro di un consigliere non è direttamente proporzionale al numero di sedute che si fanno. Io ho passato il week end nei gazebo a raccogliere firme contro l’Imu. Non un’attività istituzionale, ma svolta da rappresentante di una forza politica presente in Regione”.

Se il Consiglio rimane chiuso per venti giorni, nemmeno ci si affatica troppo nelle otto commissioni. In agenda, questa settimana, è segnato il solo appuntamento di domani mattina della commissione Sanità e assistenza. “Se si considera lavoro solo quello che si fa nelle sedute – continua Orsatti – in effetti rischiamo di dare l’impressione di fare poco, come tutti coloro che stanno nelle istituzioni: anche il Parlamento non si riunisce tutta la settimana, ma solo da martedì a giovedì”.

Tra 25 aprile e primo maggio, non è neppure una vacanza da record per i consiglieri lombardi. A Natale infatti l’Aula ha chiuso per quasi un mese: ultima seduta del 2011 il 21 dicembre, prima del 2012 il 17 gennaio. Più di 9mila euro netti al mese tra indennità di funzioni, rimborsi vari e diarie. E l’anno scorso il Consiglio si è riunito in tutto 26 volte, poco più di due al mese. Non è davvero troppo poco? “Verissimo – risponde il capogruppo dell’Idv Stefano Zamponi -. E con un’aggravante: il Consiglio di martedì scorso è stato sciolto in anticipo per mancanza del numero legale. Alcuni esponenti della maggioranza se ne sono andati mentre si discuteva di una mozione della minoranza per chiedere a Formigoni di riferire sulle vicende della sanità che lo coinvolgono”.

Idv, Pd e Sel hanno chiesto alla riunione dei capigruppo di tornare il 2 maggio. Ma niente da fare, continua Zamponi: “Boni ha detto che sotto elezioni di solito l’Aula non si riunisce. Alla maggioranza interessa fare solo attività legislativa. Mentre quella di indirizzo e di controllo a Lega e Pdl dà fastidio. Così ci sono una serie di mozioni in arretrato che non c’è tempo di discutere”.