Ho letto di recente su De Standaard un’interessante e spietata critica dell’Olanda attuale da parte di un autore olandese di origine palestinese, Ramsey Nasr. In due parole, Nasr critica la schizofrenia tra l’arroganza con cui gli olandesi pretendono di fare la lezione agli “altri” e la loro incapacità a tollerare qualunque norma e limite “interno”. La conseguenza: il Paese si comporta come un bimbo viziato, ha paradossalmente perso un’identità ed è ormai isolato in campo internazionale.

Mi ha fatto pensare all’Italia: per quanto meno pretenziosi degli olandesi nel dare lezioni agli altri, anche noi abbiamo perso il senso dell’identità e siamo incapaci di (ri)generare norme condivise e rispettate.

Prendiamo alcune dichiarazioni lette in questi giorni: Bossi dice che un partito può buttare via i soldi come gli pare, non è reato. Formigoni ritiene che fare vacanze sfarzose con un amico intermediario finanziario non è reato, perché lui si pagava la sua parte anche se non può dimostrarlo (con buona pace del gigantesco conflitto d’interessi). Per completare l’arco mettiamoci anche Rutelli che trova normale non accorgersi della sparizione di milioni di euro dalle casse del suo ex partito.

La norma in Italia pare essere la seguente: finché non ci mettete in prigione (e ci diamo da fare affinché questo sia impossibile soprattutto per certe persone e situazioni) non ci sono limiti: facciamo come ci pare.

Questa sfacciataggine è nuova, ed è grave. L’Italia che vorrei è un Paese, una comunità di persone in cui la norma accettata e rispettata è una norma etica. Chi ricopre cariche pubbliche a qualunque livello, dal responsabile di partito al membro del governo o del Parlamento, ha la responsabilità di un comportamento integerrimo. Non deve essere questione di reato: al minimo indizio di comportamento non consono alla funzione ci si deve fare da parte.

Pare rivoluzionario, ma è quello che succede in molti altri Paesi occidentali. Il principio è semplice: il mandato pubblico va onorato, la funzione primeggia (poiché prioritaria per la collettività) sulla persona che la ricopre. Non saprei dire se questo rifiuto della norma etica sia endemico (magari culturale, come pensano in molti a nord delle Alpi) o limitato all’attuale classe dirigente.

Nella migliore delle ipotesi, cioè che sia proprio dell’élite, si sta scavando un solco sempre più profondo tra eletti ed elettori. Nel ’94 colmammo il vuoto lasciato da Mani Pulite nella maniera che sappiamo. Nel 2013 pare profilarsi Grillo come alternativa ai partiti dell’establishment, ma senza un impatto sufficiente. Monti avrebbe un sostegno notevole ma sembra non volersi candidare.

Il rischio è che, da qui alle elezioni, arrivi un candidato populista a proseguire questa corsa al peggio in cui tutto è lecito. Un narcisista perverso che succhi il sangue al Paese senza il minimo rimorso di coscienza e di cui, come succede per i narcisisti perversi, il Paese intero si innamori follemente lasciandosi lentamente distruggere. Di nuovo.

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