Le recenti vicende che coinvolgono anche la sanità sono tutte figlie dell’ingordigia ed è più facile “imbrogliare” dove girano molti soldi (partiti e sanità), senza controlli adeguati o inesistenti.

Emblematica l’acquisizione del San Raffaele.

Uno dei più importanti gruppi industriali (Rocca), con interessi anche in sanità (Humanitas e altre importanti strutture) si ritira dalla competizione giudicando l’affare antieconomico.

Un altro gruppo sanitario (Rotelli) si aggiudica l’asta, senza conoscere, apparentemente, i dati del fallimento; verosimilmente lo ha giudicato un buon affare indipendentemente da ogni altra considerazione.

Fiuto (prerogativa di ogni buon imprenditore)?

Consapevolezza che in sanità si fanno sempre buoni affari?

Effettivamente in sanità girano molti soldi e la gestione degli accreditamenti favorisce la corruzione. Quando si parla di sanità privata, come Formigoni ha più volte specificato in questi giorni, trattandosi di strutture accreditate, si dovrebbe parlare di sanità pubblica a gestione privata.

Farei comunque una distinzione fra quanto è successo alla Santa Rita e quanto è successo invece al San Raffaele e alla Maugeri. Nel primo caso ci troviamo di fronte a gravi responsabilità “sulla pelle delle persone”, in quanto sono stati fatti interventi non necessari, e probabilmente neanche utili; negli altri due casi si parla invece, sembra, di evasione fiscale, costituzione di fondi neri, esportazione di capitali, quindi solo di operazioni finanziarie, se pure illecite.

Se vogliamo tornare indietro di qualche anno, Giuseppe Poggi Longostrevi, fatturava prestazioni non eseguite (aveva in cantina una sorta di “tipografia” per ricette che medici compiacenti firmavano). Si faceva inviare, fra l’altro, da una Casa di Cura di Vigevano, Beato Matteo, i nominativi delle persone defunte in Clinica e faceva risultare che pochi giorni prima del ricovero (e del decesso) queste persone avevano fatto una scintigrafia nel suo studio di via Giovio a Milano, al quale teneva moltissimo, era la sua “creatura” preferita!

Ha pagato con il carcere e il suicidio ma non ha mai danneggiato un paziente facendo inutili interventi; semplicemente fatturava prestazioni non fatte. Dovendo scegliere, fra lui e Pipitone (l’ex padrone della Santa Rita), scelgo lui.

Con i soldi guadagnati (lecitamente o illecitamente) faceva poi delle operazioni finanziarie incredibili. Ad esempio ha cominciato a rastrellare azioni della Beato Matteo pagando cifre improponibili.

Come si può contrastare una persona che paga quanto e come vuole, indipendentemente dal valore reale dell’operazione?

Per inciso oggi la Beato Matteo è del gruppo Rotelli che l’ha acquisita con le stesse modalità in cui ha acquistato il San Raffaele!

Ecco, io penso che le attuali vicende siano da attribuire a questo tipo di capacità: le buone tariffe della Regione Lombardia, la mancanza di controlli, permettono di guadagnare; è compito degli esperti di finanza far girare i soldi in un certo modo. Un mio vecchio amico diceva sempre che “i bilanci sono il frutto della fantasia dei commercialisti” e io diffido sempre di quelli che dicono di saperli leggere.

Ora una domanda a Formigoni, all’assessore alla Sanità della Regione Lombardia, al ministro della Salute, al capo del Governo, al Presidente della Repubblica:

visto che in sanità girano molti soldi, visto che la sanità privata fa molta concorrenza alla sanità pubblica, visto che i controlli sono inesistenti, siamo sicuri che non ci siano nuovi Poggi Longostrevi, se non nuovi Pipitone, che “abilmente”, tra i bilanci, costituiscono fondi che poi vengono distribuiti per generarne altri anche per vacanze, diciamo così, “premio”?