Stamattina, mentre mio padre classe 1928, incurante della seconda guerra mondiale e di altri periodi terribili vissuti in prima persona, mi raccontava che una crisi del genere non l’ha mai vista, io tuittavo con il giornalista Gianni Riotta dicendogli che, a mio modesto parere, se lui adesso avesse 30 anni non combinerebbe nulla.

“@umarells sti k… Andrei a Saigon a fare start up fratello” mi ha risposto e forse ha ragione,  ma forse non sa che molti giovani preferiscono rimanere in loco a lavorare gratis o al limite trasferirsi a Roma sognando di farei i commessi all’interno di un Apple Store® assunti con regolare contratto.

A nulla valgono le parole dell’umarell Benedetto XVI “È parte dell’essere giovane desiderare qualcosa di più della quotidianità regolare di un impiego sicuro”, a nulla valgono le parole di Stiv Giobs che di fronte a una platea di neolaureati disse “Bravi, vi siete laureati. Io no, ma ce l’ho fatta lo stesso perché ho creduto in quello che facevo e anche perché ho carisma. Ho sempre avuto idee geniali, alcuni mi prendevano per matto, ma ho avuto ragione. Peggio per loro. Ragazzi, solo con la laurea si va poco in là. Se vi basta un foglio di carta per avere un mestieruccio garantito che vi permetta di comprarvi una macchinina e per fare un mutuo, fate pure, tanto si vive una volta sola e si crepa una volta sola come stava capitando a me qualche anno fa, poi per fortuna l’ho scampata. Se fosse capitato a voi quello che è capitato a me, non sareste qui mi sa. In ogni modo siate affamati e folli”.

Parole al vento (come quelle di mio padre e di Riotta) e inaugurazione dell’ennesimo Apple Store® nella capitale,  grande consumatrice di melafonini, melatavolette e melauolcmen, soprattutto in questo periodo di pre-crisi.
Lo schema è sempre il solito: creare l’evento dove l’evento non c’è.

L’evento in questione è sempre un po’ penoso: dei giovani con la maglietta blu (i commessi) ballano e cantano per dare il benvenuto ai consumatori e alle consumamucche in fila davanti al negozio come vuole il primo comandamento dello Stiv Giobs pensiero: “Stei angri, stei in fila”.

Perché lo fanno? Si chiede un basito over quarantenne come me. “Io non mi sarei mai sottoposto a simili umiliazioni” mi dico, ma se ci penso bene la mia critica non ha senso visto che tutti, più o meno coreograficamente siamo costretti da qualcuno/qualcosa a fare cose che mai e poi mai avremo pensato di fare in vita nostra. Guardateli in faccia questi ragazzi. Sono contenti. Ballano, cantano, sono fieri di lavorare per una delle più importanti multinazionali del pianeta (altro che lavorare al Mc Donald’s®), sono ben felici di prendere uno stipendio ogni mese e di essere un numero alla faccia di chi lavora gratis (stage) o scrive per i giornali a quattro euro al pezzo.

Ecco perché a molti danno fastidio, perchè sono contenti [ guarda il video ], troppo contenti e di ‘sti tempi non va bene, no.
L’intolleranza nei loro confronti lo si può trovare in rete su Youtube®, luogo di odio popolare all’ennesima potenza, dove le persone, trincerandosi dietro a dei nicneims vomitano in rancorosa solitudine digitale il proprio disprezzo.

lobotomizzati completamente… imbarazzante  – swabi2007

ma andate tutti a quelpaese, va – thefantemo

Animaletti ammaestrati da desideri indotti. Io non aspetterei in fila nemmeno 15 minuti! Poveracci sottosviluppati che sprecano 24 ore della loro vita in attesa di comprare il nuovo giocattolino che tra 1 mese avranno tutti! – MacKlaus71

Questi sono gli unici commenti copincollati dal Tubo pubblicabili su questo blog, ma lasciamoli stare questi ragazzi. Proviamo a essere contenti per loro e ogni sera diciamo una preghierina per gli schiavi della Foxconn® che, se lavorano bene, felici e contenti come deve essere, questi ragazzi italiani mantengono l’impiego e possono far crescere il paese come tanto piace dire agli anziani governanti. Purtroppo, come ben sappiamo, le aziende non durano in eterno e magari tra qualche anno anche gli entusiasti con la maglietta blu saranno in mezzo a una strada, in cassa integrazione o in mobilità.  Come è probabile che sia questi negozi chiuderanno facendo spazio a qualcosa di più nuovo e innovativo e ci sarà bisogno di nuova carne da macello. Alcuni ex commessi saranno riassorbiti, altri, forti della loro esperienza e delusi da come sono stati trattati saranno maturi per lasciare il paese e andare a lavorare all’interno del pupazzo di Topolino®  in Francia o perché no, qui o in giro per l’Europa a creare una start-up. O a Saigon.