Oggi un ristoratore riminese, il titolare dello Squero di Rimini, conferma: “Sì, Roberto Formigoni e Pierangelo Daccò sono stati qui in una sera di fine agosto 2009, quando era in corso il meeting di Comunione e Liberazione. E ha pagato Daccò la cena”. Ecco dunque che trova riscontri l’ipotesi investigativa in base alla quale la “dolce vita” del governatore della Regione Lombardia è passata anche dalla riviera romagnola. Come dicono le carte della magistratura che sta indagando sui fondi spariti della Fondazione Maugeri, il politico era in compagnia dell’uomo d’affari per il quale sono stati richiesti i rinvii a giudizio nell’affaire dell’ospedale San Raffaele. Si tratta proprio di colui che, dicono gli inquirenti, è stato in stretti rapporti con il numero uno del Pirellone e che si sarebbe fatto carico delle sue spese per vacanze e momenti ricreativi vari con uno scopo: accattivarsi la benevolenza di chi avrebbe dovuto compiere scelte nel campo della sanità lombarda. C’è anche un altro elemento che si evince dalle indagini e che coincide con quanto dichiara il ristoratore romagnolo: l’imprenditore e il presidente Formigoni si incrociavano a Rimini sempre a ridosso dei meeting di Comunione e Liberazione, che si tengono a fine estate nella più celebre delle città romagnole.

La vicenda che ha per protagonista il ristorante Lo Squero, a due passi dal Porto Canale e dal lungomare, risale al 26 agosto 2009. Lì, infatti, affermano i magistrati, quella si sarebbe radunata per una cena una piccola folla che non poteva passare inosservata, proprio durante il meeting che raduna gli uomini del movimento fondato da don Luigi Giussani. E il ristorante riminese ricorda, nonostante i due anni e mezzo trascorsi, che era “una novantina di invitati”.

Dal punto di vista investigativo, fornito dall’analisi dei movimenti delle carte di credito sequestrate a Daccò, quella sera vennero spesi 15 mila euro per una cena a cui ci sarebbe stato anche il governatore Formigoni, oltre a diverse altre decine di convitati. L’importo a commensale sarebbe stato di circa 170 euro a persona e, secondo gli inquirenti, deve essere inquadrato in una lista molto più ampia di regalie che Daccò faceva al leader della Regione Lombardia. Regalie che nel corso del tempo, tra vacanze, resort, feste, biglietti aerei e giri in yatch, avrebbe superato quota 2 milioni di euro.

In merito alla cena riminese, i conti sono presto fatti: l’importo complessivo diviso per il costo a commensale suggerisce che coloro che parteciparono furono 88 persone, uno più o uno meno. Un calcolo in linea con quanto ha dichiarato il ristoratore. “Non ricordo che cosa mangiarono esattamente”, dice, “è passato troppo tempo, ma sono sicuro che erano in tanti” specificando che il conto dei partecipanti oscillava appunto tra le 80 e le 90 persone.

Tra ciò che risulta certo in merito a ciò che avvenne a Rimini nel corso del meeting del 2009, c’è la presenza di Formigoni. Risulta infatti tra i relatori ufficiali inseriti nel programma da Comunione e Liberazione con il compito di affrontare il tema “Dalla dottrina sociale all’impegno politico”. La giornata di convegno, in base a quanto si è appreso, si articola come sempre in appuntamenti pubblici di questo genere: palco, applausi, mega schermo, incontri informali, discussioni con altri big della scena politica regionale e nazionale.

Ma ci sarebbe anche chi, più o meno a margine, avrebbe pensato agli affari futuri nella sanità e a come agevolarli, secondo i magistrati. E sarebbe sempre Daccò che, chiusi i lavori previsti per quel giorno, invita Formigoni e altri a cena allo Squero, affacciato sul lungomare Tintori. Poco importerebbe che la lista di chi si aggrega ai due si allunghi tanto da lasciar presagire un conto da capogiro. Sempre secondo il ristoratore, quella del 26 agosto non sarebbe stata nemmeno la prima occasione in cui andavano allo Squero i due personaggi più illustri di quella serata. “Daccò si era già visto altre volte qui e lo stesso vale anche per Formigoni”, dice. “Daccò veniva una o due volte all’anno, era quasi sempre da solo e a volte con il fratello. Anche Formigoni frequentava il ristorante privatamente, senza cene affollate come quella di agosto 2009”.

Infine, estendendo il discorso giudiziario ad altre cene riminesi, ci sarebbe un ulteriore ristorante nominato nei documenti della magistratura. Si tratterebbe, secondo i movimenti indicati dalle carte di credito in uso a Daccò, dell’Acero Rosso e stavolta l’anno è il 2006 mentre l’occasione sempre la stessa, la convention di Comunione e Liberazione. In quell’occasione il conto sarebbe stato meno salato, poco meno di 3 mila euro (2 mila e 800 euro, per la precisione), e non accertata sembra essere la presenza a cena di Roberto Formigoni. Di certo fu presente però il governatore della Lombardia era al meeting, dove discusse del tema “Quale libertà per l’Italia” insieme all’allora premier Silvio Berlusconi, appena rieletto.